Mosca (AsiaNews) - L'omicidio di una giornalista a Mosca, avvenuto lo scorso 3 gennaio per mano del marito, fondatore di un celebre ritrovo per artisti nella capitale russa, ha riacceso il dibattito nel Paese sulla necessità di creare strumenti legali e sociali per difendere le donne, vittime di violenze domestiche.
Aleksei Kabanov (38 anni), ha confessato di aver strangolato e fatto a pezzi la moglie, Irina Cherska Kabanova (39 anni), e aver nascosto i suoi resti in un'auto. L'uomo - che dirigeva il celebre locale ProjetOgi, chiuso l'anno scorso - rischia ora fino a 20 anni di detenzione e la perdita della patria podestà sui tre figli: tutti di età tra i due e i sette anni.
Il caso Kabanova è solo quello che ha fatto più clamore negli ultimi tempi, ma sono milioni le donne che subiscono, nel silenzio, violenze domestiche. Un crimine, però, totalmente inesistente nel Codice penale russo, come ha fatto notare Maria Mokhova, capo del centro per le vittime di abusi sessuali 'Siostri' (sorelle), durante un convegno organizzato sul tema dall'agenzia Ria Novosti. "Il governo non è interessato a questo tema - ha denunciato - e non ci sono statistiche a riguardo". In mancanza di dati ufficiali, alcuni sondaggi rivelano che metà delle donne in Russia sono state oggetto di violenza da parte di un uomo, ha spiegato la Mokhova, facendo appello alle autorità perché introducano una legislazione ad hoc per affrontare il problema.
Secondo quanto denunciato da 'Anna' - Ong che si batte contro le violenze sessuali - ogni anno sono 100mila le donne uccise da parenti o dai loro partner. Olga Kostina - a capo della Ong 'Soprotivleniye' (Resistenza) - ha concordato sul fatto che ci sia un "urgente bisogno" di un quadro legale e in particolare di una fitta rete di centri di assistenza in tutto il Paese. "Non ci sono praticamente posti dove una donna in fuga da violenze domestiche possa trovare riparo", ha spiegato la Kostina. Secondo dati del 2009 in Russia, su una popolazione di 143 milioni di abitanti, i centri di crisi sono 20 e offrono ospitalità solo a breve termine. "Inoltre - ha sottolineato Kostina - se una donna non è moscovita non le è concesso di alloggiare in un centro di Mosca.
Secondo Mikhail Vinogradov, direttore di un centro di ascolto, molte donne "non prestano attenzione al comportamento aggressivo dei loro uomini", da cui poi nascono abusi più seri. Il problema è anche culturale e risiede nella concezione dei rapporti uomo-donna nella società. Basti pensare che un popolare proverbio russo recita così: "Se ti picchia, vuol dire che ti ama".










