Mosca invita Gheddafi ad accettare le risoluzioni Onu, per fermare i bombardamenti Nato

L’appello giunge dopo l’incontro fra il ministro degli Esteri russo e i delegati del regime avvenuto ieri al Cremlino. Mosca invita anche i ribelli a deporre le armi e aprire a trattative diplomatiche. Shokri Ghanem, ministro del Petrolio e personaggio di spicco del regime, abbandona Gheddafi e scappa in Tunisia.

Tripoli (AsiaNews) –  La Russia chiede al governo libico di fermare i bombardamenti sui civili. Oggi, Sergey Lavrov, ministro degli Esteri russo ha invitato Tripoli a rispettare le risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di sicurezza Onu , per avviare trattative diplomatiche con Nato e ribelli.  L’appello, giunge dopo l’incontro fra autorità russe e rappresentati del regime libico avvenuto ieri a Mosca. Secondo Lavrov, gli emissari di Gheddafi  si sono detti disponibili ad aderire alla risoluzioni Onu, ma solo se Nato e ribelli interromperanno le azioni di guerra. Il ministro annuncia  a breve un incontro con alcuni delegati del Comitato di transizione libico, per spingere anche i ribelli a fermare le ostilità.

“Se entrambe le parti abbandonano le armi – spiega Lavrov - la Nato dovrà fermare i bombardamenti in Libia, che sono in contraddizione con gli obiettivi illustrati nelle risoluzioni Onu”. Per il ministro “gli attacchi aerei non portano a niente, ma provocano vittime fra i civili e distruggono le infrastrutture del Paese".

Intanto, in parallelo alle azioni di guerra continuano le indagini della Corte penale internazionale dell’Aia contro Gheddafi e i suoi fedelissimi.  Ieri, Luis Moreno-Ocampo, procuratore generale della Corte ha chiesto ai giudici del tribunale di emettere un mandato di cattura internazionale per crimini contro l'umanità nei confronti di Gheddafi, del figlio Saif al Islam e del capo dei servizi segreti libici Abdullah al Senoussi.    

L’ipotesi di una sconfitta del leader libico, ha portato a una nuova defezione fra i vertici del regime. Nella notte Shokri Ghanem, ministro del Petrolio ed ex premier, ha lasciato il Paese e si trova ora in Tunisia. Dall’inizio della rivolta, diversi fra alti funzionari e fedeli al regime hanno abbandonato Gheddafi, chiedendo ospitalità in Paese stranieri. Fra essi Koussa Moussa, ministro degli Esteri, Abdul Fattah Younis, ministro dell’Interno, Mustafa Abdel Jalil, ministro della Giustizia.

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