Ondata di arresti tra i muftì in Russia

Secondo quanto riferito da canali filo-governativi i provvedimenti restrittivi nei confronti di una dozzina di leader islamici locali sarebbero scattati dopo alcune dichiarazioni che evocavano azioni contro Putin a Mosca. Tra i colpiti anche alcuni collaboratori di Gajnutdin, il capo della Direzione spirituale dei musulmani che rappresentanta l'islam negli eventi ufficiali al Cremlino.

di Vladimir Rozanskij

Mosca (AsiaNews) - In Russia, in seguito ad alcune dichiarazioni secondo cui i musulmani sarebbero pronti a prendere il potere nel Paese, sono iniziati gli arresti di muftì. Secondo quanto riportato da Asainovislam-rm.com provvedimenti restrittivi contro religiosi musulmani sarebbero avvenuti in tutta la Russia. Notizie provenienti da canali Telegram filogovernativi e dai media statali indicano il coinvolgimento di circa una dozzina di persone.

Gli arresti di Rail-Khazrat Asainov, muftì della Mordovia, e di Visam Ali Bardvil, ex-muftì della Carelia, sono stati ufficialmente confermati. Asainov è sospettato di corruzione ai danni del responsabile del master in Economia e Finanza Islamica presso l'Università Statale della Mordovia. L'imam Rašit-Khazrat Abdrašitov, vice-muftì della repubblica della Russia centro-meridionale, ha riferito che, secondo gli inquirenti, Asainov avrebbe tentato di elargire denaro agli studenti affinché superassero gli esami. Secondo la Tass e i registri del tribunale cittadino di Mosca, Bardvil è stato invece arrestato il 15 maggio per 15 giorni di detenzione, per aver disobbedito agli ordini della polizia all'aeroporto di Šeremetevo, rifiutandosi di esibire i documenti.

Secondo il presentatore televisivo Ruslan Ostaško, Khenni Mohammed, presidente dell'organizzazione religiosa centrale "Comunità dei musulmani del Nord-Ovest", è stato a sua volta arrestato a San Pietroburgo. Inoltre, l'attenzione delle forze di sicurezza si è concentrata su El-Khikh Nidal Awadallah Ahmed, consigliere del muftì della regione meridionale di Saratov e insegnante presso la madrasa Sheikh Said. Come affermano alcuni canali filogovernativi, anche alcuni rappresentanti dell'Amministrazione spirituale dei musulmani della Russia e dei collaboratori del suo capo, il Gran Muftì Ravil Gajnutdin, sono stati arrestati a Mosca e in Ossezia del Nord, mentre cinque persone sono state poste sotto inchiesta in Mordovia. Le forze di sicurezza starebbero indagando sui loro legami con "strutture straniere" e con i Fratelli Musulmani, organizzazione considerata terroristica in Russia.

Gajnutdin è a capo della Direzione spirituale dei musulmani sin dalla sua fondazione nel 1994, rappresenta regolarmente i musulmani in eventi ufficiali, compresi quelli a cui partecipa Vladimir Putin. Nel novembre 2025, il presidente gli ha conferito l'Ordine "Per il coraggioso lavoro". Nonostante ciò, i rapporti dell'organizzazione con le autorità si sono inaspriti negli ultimi anni. Nel 2024, la Procura generale di Russia ha notificato all’Amministrazione un avviso relativo a una fatwa sulla poligamia e, nel 2025, il tribunale della città di Mosca ha dichiarato estremista il dizionario enciclopedico "L'Islam nel Caucaso settentrionale", curato dal vicedirettore dell’Amministrazione, Damir Mukhetdinov, a causa degli articoli su "I wahabiti del Caucaso settentrionale" e "Storia dell'Islam in Cecenia".

Gli arresti sono seguiti a un discorso di Ruslan Kutaev, ex-vicepremier ceceno in esilio, il quale aveva affermato che i musulmani residenti a Mosca erano pronti a prendere il potere al momento opportuno. "All'ora X, quando in Russia sarà necessario agire, agiremo... Chi ci sostiene? Persone che, se necessario, strapperanno teste, faranno saltare teste e scenderanno sulle barricate... Instaureremo un governo che ci soddisfi", aveva dichiarato ad aprile. Kutaev aveva affermato che la Russia era nel "caos", che nessuno "si fidava delle autorità" e che "tutti sapevano che Putin ha perso la sua guerra".

Nell’ultimo anno si sono inasprite anche le ostilità dei vari gruppi ultra-nazionalisti come la “Comunità Russa” e altri nei confronti delle persone di etnia caucasica e di religione islamica. Ora lo scontro diventa preoccupante anche a livello istituzionale, considerate le condizioni sempre più incerte dell’economia e della strategia militare della Russia putiniana.

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