Patriarcato di Mosca: film anti-islam e atti vandalici contro la Chiesa, anelli della stessa catena

L'arciprete Chaplin condanna la pellicola che ha offeso il mondo musulmano e avverte: la libertà d'espressione non deve andare oltre i limiti morali.

di Nina Achmatova

Mosca (AsiaNews) - Il film anti-islam che ha scatenato violente proteste in oltre 20 Paesi del mondosi può paragonabile agli attacchi contro simboli cristiani avvenuti nell'ultimo mese in Russia: è quanto afferma il Patriarcato russo-ortodosso ricordando che la libertà d'espressione deve rispettare chiari limiti morali. A parlare è stato il capo del Dipartimento sinodale per i rapporti tra Stato e società, l'arciprete Vsevolod Chaplin, in una recente intervista con l'agenzia Interfax. "Personalmente - ha denunciato Chaplin - penso che le continue azioni nella cattedrale di Cristo Salvatore, la comparsa di un film che insulta il fondatore dell'islam, gli attacchi alle ambasciate americane e le svastiche sulle sinagoghe siano anelli della stessa catena". Il religioso ha definito "pazzi" le persone che hanno dissacrato simboli, estremamente importanti per specifici gruppi sociali, e che hanno vandalizzato edifici considerati da sempre intoccabili, come le sedi diplomatiche e i luoghi di culto.

A suo dire, questi crimini sono molto più gravi di quelli ordinari perché "quando si dissacra un simbolo ritenuto importante per una comunità, si prova a sminuire e soggiogare quell'intera comunità". "Non è una coincidenza - ha aggiunto - che tali azioni abbiano portato poi a conflitti su larga scala nella storia". L'arciprete ha poi invitato la comunità internazionale a prendere le misure necessarie per evitare che vengano compiute tali azioni, ha invocato "pene serie e inevitabili" per tali crimini e ricordato che "la libertà di espressione deve avere chiari limiti morali, perché non è assoluta e, secondo la Dichiarazione universale dei diritti umani e la logica più elementare, non deve essere portata oltre la morale, l'ordine pubblico e l'accordo civile". 

Da quando, il 17 agosto, il tribunale Khamovniceski di Mosca ha condannato a due anni di detenzione le tre ragazze del gruppo punk  Pussy Riot (colpevoli di "teppismo motivato da odio religioso" per una performance anti-Putin nella cattedrale di Cristo Salvatore), sono aumentati in Russia episodi di attacchi a simboli religiosi: croci divelte, scritte anticlericali sulle mura delle chiese e atti di vandalismo contro icone.

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