Il Tagikistan privo di energia, soldi e cibo chiede aiuto al mondo

Poche ore di elettricità al giorno anche nella capitale. Molte famiglie mangiano solo una volta al giorno. Il debito pubblico pari a un terzo del Pil. Ma il piccolo Stato ha grande importanza strategica e molti prevedono che Russia, Cina e Stati Uniti cercheranno di aumentare la loro presenza.

Dushanbe (AsiaNews/Agenzie) – Il Tagikistan chiede aiuto al mondo, con il governo sull’orlo della bancarotta, privo di energia e persino di alimenti essenziali. Ora si teme che il piccolo Paese montagnoso, per la sua posizione strategica, diventi oggetto di competizione tra le potenze mondiali.

Il 6 febbraio la Banca centrale del Paese ha chiesto urgente aiuto alla comunità internazionale. “La crisi – ha spiegato – ha portato conseguenze negative sull’approvvigionamento alimentare a ha messo l’industria in una situazione davvero difficile”. “Nei prossimi giorni il governo fornirà  alle organizzazioni internazionali e ai Paesi donatori una lista dei generi essenziali per cui c’è emergenza e un piano per la loro distribuzione e uso”. Già il giorno prima membri del governo si erano incontrati con enti internazionali di aiuto, quali la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e la Banca europea per la ricostruzione.

Nel Paese manca l’energia elettrica, che da ieri notte persino nella capitale Dushanbe è erogata per sole 10 ore giornaliere (dalle ore 5 alle ore 10 la mattina e il pomeriggio), con eccezione dei “servizi di maggior importanza statale”. Da mesi la fornitura nel resto del Paese non supera le 3 ore quotidiane, e ora si prevede di ridurla. Ed è anche basso il livello d’acqua nei bacini che alimentano le centrali idroelettriche.

La situazione è peggiorata dopo che il 6 febbraio l’Uzbekistan ha sospeso la fornitura d’energia, pare a causa del crescente debito del Tagikistan, anche se il Turkmenistan ha accettato di raddoppiare la propria fornitura d’energia. Da anni aumenta il debito del Paese verso l’estero, che a gennaio è arrivato a 1,2 miliardi di dollari, pari a circa un terzo dell’intero Prodotto interno lordo, tra cui un debito di 217 milioni verso la Cina e di 63,6 milioni con l’Uzbekistan. L’inflazione da anni supera il 10% e negli ultimi mesi il costo di alimenti essenziali è triplicato, anche per gli aumenti mondiali dei prezzi. Da qualche anno ha avuto difficoltà anche la coltivazione del cotone, un’importante risorsa, e si calcola che i coltivatori siano indebitati per 500 milioni complessivi.

Zlatan Milisic, direttore nel Paese del Programma per l’alimentazione mondiale, dice che “sempre più famiglie fanno solo un pasto al giorno”

Il Paese è povero di materie prime e riceve quasi tutto dall’estero. Non meno dei due terzi dei cittadini vivono al di sotto della soglia della povertà e lo Stato mantiene il costo dell’elettricità per i cittadini tra i più bassi del mondo.

L’inverno più freddo da almeno 50 anni, con temperature di -22 gradi a Dushanbe, ha aggravato la situazione. Per la prima volta, è stata diminuita la fornitura di energia persino all’Impianto di Alluminio del Tagikistan, uno dei principali produttori di ricchezza del Paese.

Peraltro la posizione centrale, tra Cina e Afghanistan e non lontano dal Medio Oriente e dalla Russia, attribuisce al Tagikistan importanza strategica. Sono recentissime le pressioni di Mosca su Dushanbe contro la concessione di una base aerea per i jet militari indiani. L’India desidera una presenza militare nella base di Ayni, a 15 chilometri dalla Capitale, e un centro medico a Farkhor vicino al confine afghana. La posizione è importante sia per il rapporto con i confinanti Pakistan e Afghanistan che per il controllo delle fonti d’energia. Ma la Russia si oppone allo sviluppo militare del potente Vicino.

Analisti si chiedono chi, anzitutto tra Russia, Cina e Stati Uniti, trarrà maggior vantaggio dal bisogno di Dushanbe. La Russia vanta un tradizionale dominio nella zona e ha molti investimenti già impegnati nel Paese, sebbene ci siano stati recenti contrasti. Ma la Cina è il maggior creditore estero. Mentre per gli Usa è importante una presenza nell’Asia centrale e sono pure interessati allo sviluppo dell’energia idroelettrica del Paese, che ha potenzialità di produzione tali da renderlo autosufficiente e persino venderla all’estero. (PB)


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