Tra Kabul e Islamabad la frontiera calda del terrorismo

Il Pakistan ha inviato una delegazione in Afghanistan per favorire il transito di merci tra i due Paesi, ma le relazioni diplomatiche restano tese, secondo l'analista Riccardo Valle, co-fondatore del collettivo di giornalisti e ricercatori Khorasan Diary. Gli attacchi dei talebani pakistani continuano a essere un problema per Islamabad. Mentre l'Afghanistan è alle prese con il ramo locale dello Stato islamico.

di Alessandra De Poli

Milano (AsiaNews) - Il Pakistan ha inviato a Kabul una delegazione guidata dal Segretario al commercio, per discutere sulla possibilità di incrementare i commerci bilaterali, hanno confermato funzionari di entrambi i Paesi, aggiungendo che i colloqui si terranno oggi. Eppure solo qualche giorno fa il ministro della Difesa pakistano aveva minacciato di chiudere i valichi di frontiera e bloccare (per l’ennesima volta) il transito delle merci con l’Afghanistan, dopo che l’aviazione aveva condotto, come parte di “un’operazione anti-terrorismo”, due attacchi aerei in suolo afghano, che secondo i talebani di Kabul hanno invece colpito otto civili. 

“Le relazioni tra Pakistan e Afghanistan continueranno a essere così nel prossimo futuro: caratterizzate da scaramucce e reciproche provocazioni, perché i due Paesi sono a un’impasse”. A dirlo è Riccardo Valle, analista e co-fondatore del collettivo K: horasan Diary, che monitora le attività terroristiche in Pakistan e in Asia meridionale. “Islamabad sostiene - a ragione - che i capi dei talebani pakistani si trovino in Afghanistan. Però le cellule che compiono gli attacchi in Pakistan si trovano in realtà in territorio pakistano, dopo che i Tehreek-e Taliban Pakistan sono riusciti a riportare la maggior parte dei propri militanti dall’Afghanistan in Pakistan”. 

I Tehreek-e Taliban Pakistan (TTP), i talebani pakistani, raccolgono sotto la propria ala diversi gruppi islamisti, che hanno come obiettivo quello di ricreare un Emirato islamico - su modello di quello afghano - anche in Pakistan. Dopo che nel 2014 Islamabad aveva lanciato contro di loro un’offensiva, l’operazione Zarb-e-Azb, la maggior parte dei TTP aveva trovato rifugio nelle aree tribali tra i due Paesi. “Dove c’è il valico di frontiera di Torkham, all’interno della provincia del Khyber Pakhtunkhwa, risiedono ancora oggi famiglie e comunità che hanno affiliazioni transfrontaliere”, dice ancora Valle. Ma negli ultimi anni, galvanizzati dalla vittoria dei “cugini” afghani sulle forze straniere che hanno abbandonato l’Afghanistan ad agosto 2021, i talebani pakistani hanno condotto un numero crescente di attentati contro le forze governative e di sicurezza pakistane. 

“Per fare una sintesi estrema: Islamabad vede i TTP come un’entità di base in Afghanistan che agisce grazie al sostegno di Kabul, mentre i talebani afghani, che sono riusciti a fare in modo che i TTP non siano una minaccia nel loro Paese, vedono la questione degli attentati come un problema prettamente pakistano”, spiega lo studioso. “Si è verificato un progressivo irrigidimento da parte dell’esercito pakistano per cui ora, a differenza di quando era al potere il premier Imran Khan, non è più possibile intrattenere negoziati riguardo i TTP con Kabul. E d’altra parte la leadership afghana non può nemmeno prendere misure repressive contro i TTP, perché rischia che di generare una guerra tra fazioni o addirittura che alcuni combattenti si uniscano allo Stato islamico”, che, opponendosi all’Emirato islamico dell’Afghanistan - considerato troppo morbido in termini di ideologia islamista -, è riuscito negli ultimi anni a reclutare anche diversi talebani “scontenti”. 

Riccardo Valle, insieme ad altri esperti, aveva pubblicato una serie di articoli in cui affermava che il ramo afghano dello Stato islamico (IS-K) aveva spostato l’attenzione sulla Russia come obiettivo da colpire. “Da una parte i talebani, da quando hanno preso il potere nel 2021, sono riusciti a indebolire lo Stato islamico decapitandone la linea di comando. Dall’altra, però, l’IS-K ha dimostrato di essere in grado di cambiare tattica per condurre i propri attacchi, un fatto che per loro equivale a una vittoria. E lo Stato islamico sopravvive grazie a dei filoni narrativi e ideologici che vengono adattati alle contingenze del momento. Come si scagliavano contro il precedente governo afghano, per esempio, ora criticano i talebani”. prosegue l’esperto.

“Nei confronti di Mosca si uniscono una serie di dinamiche: da una parte la Russia viene considerata alla stregua dell’Iran, un sostenitore del regime siriano di Bashar al-Assad che ha spazzato via l’ISIS dai territori che era riuscito a conquistarsi in Iraq e in Siria. Nel caso specifico del ramo afghano dello Stato islamico, invece, i talebani vengono criticati e accusati di tradimento per il fatto che intrattengono relazioni diplomatiche con la Russia, lo stesso Paese che nel 1979 aveva invaso l’Afghanistan. E ancora, i russi, e in particolare il gruppo mercenario Wagner sono considerati i ‘nuovi crociati’ da combattere in Africa al posto dei francesi, che al contrario si sono ritirati da diverse aree del Sahel dove lo Stato islamico è molto attivo”.

Anche se Washington considera i rapporti tra Afghanistan e Pakistan di una certa rilevanza, “è difficile immaginare che gli Stati Uniti possano fare da mediatori - prosegue ancora Riccardo Valle -. Dopo lo scambio di missili tra Iran e Pakistan solo la Cina si era offerta di fare da intermediario, considerato un attore molto più credibile, insieme alla Russia, rispetto all’Occidente, per cui ormai l’Afghanistan e tutto ciò che lo circonda è considerato una questione puramente regionale”.

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