Giubileo: le voci dei giovani indiani a Roma

Sono oltre 600 i ragazzi e le ragazze provenienti dalle diocesi di tutto il Paese a prendere parte in queste ore al grande raduno con Leone XIV a Tor Vergata. Le loro testimonianze ad AsiaNews: "Sono venuto con dei dubbi, ma me ne vado con gratitudine". "Mi sono sentita parte di una grande famiglia". "Qui i canti e le danze della nostra cultura qui hanno trovato nuovi amici". P. Chetan Machado: "Mostrano che la Chiesa in India è viva".

di Nirmala Carvalho

Roma (AsiaNews) – Sono oltre 600 i giovani indiani che in queste ore stanno partecipando a Roma la Giubileo dei giovani. Provengono da tutto il Paese, con un gruppo particolarmente folto di 48 persone dall’arcidiocesi di Mumbai.

“Il Giubileo dei Giovani a Roma non è solo una celebrazione globale – racconta p. Chetan Machado, segretario esecutivo della Commissione nazionale per i giovani della Conferenza dei vescovi cattolici dell'India, che guida il gruppo -. È un cammino di fede personale per ogni giovane pellegrino. I giovani indiani stanno partecipando con gioia a questo incontro storico, guidarli è un privilegio. La loro gioia e il loro entusiasmo dimostrano che la Chiesa è viva in India”.

“Questa esperienza a Roma è un vero dono - racconta Anto Gladwin, di Mumbai -. Incontrare giovani di diverse nazioni, pur pregando come un'unica famiglia, mi ha fatto capire che l'amore viaggia più lontano delle bandiere: una sola Chiesa, un solo cuore, molte nazioni”. Per Anto il momento più emozionante è stato salire in ginocchio la Scala Santa, “passo dopo passo, senza cercare risposte, ma semplicemente onorando Colui che mi ha dato tutto. Sono venuto con dei dubbi, ma me ne vado con una profonda gratitudine per la Sua grazia, per il Suo popolo e per questo cammino di fede”.

Anche altri giovani di altre diocesi indiane da Roma hanno inviarto la loro testimonianza ad AsiaNews.

Teresa David, della diocesi di Ajmer: "Entrare in piazza San Pietro per la messa inaugurale mi ha fatto venire la pelle d'oca. Mi sono sentita parte di una grande famiglia cattolica mondiale, tutti insieme a pregare per la pace”.

Sagar Gabbeta, dalla regione Telugu: “I nostri mesi di preparazione a livello parrocchiale sono diventati vivi qui. Varcare le Porte Sante è stato un momento che non dimenticherò mai: ho sentito come se Dio mi stesse accogliendo a casa”.

Albin Robin, della diocesi di Meerut: “Vedere papa Leone XIV passare davanti a noi sulla Papamobile mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. Il suo sorriso mi ha fatto sentire personalmente benedetto”.

Martin, della diocesi di Shimoga: “Le strade di Roma sono piene di giovani che cantano e pregano. È come il Paradiso in terra: gioia, unità e fede ovunque”.

Sr. Prameela, della diocesi di Srikakulam: “Essendo una suora, sono commossa nel vedere come i giovani stiano abbracciando la fede con così tanta energia. Mi dà speranza per la Chiesa in India”.

Nishi, dal Chhattisgarh: “Non avrei mai immaginato di incontrare così tanti giovani cattolici provenienti da ogni continente. Le nostre differenze svaniscono quando preghiamo insieme”.

Supreeth, dalla diocesi di Mangalore: “Il pellegrinaggio attraverso le quattro basiliche ha rafforzato la mia fede. Ogni passo è stato come un dialogo personale con Dio”.

Nokme, dal Meghalaya: “I canti e le danze della nostra cultura hanno trovato qui nuovi amici. Sono orgogliosa di rappresentare l'India nord-orientale e di condividere le nostre tradizioni religiose con il mondo”.

Neslin Pinto di Mumbai "Roma, con il suo ricco patrimonio spirituale e le sue chiese mozzafiato, ha catturato il mio cuore a ogni passo. Ogni momento trascorso esplorando i suoi spazi sacri è stato un'esperienza divina. Dal vedere il Vaticano in televisione a trovarmi ora tra le sue maestose mura, mi ha fatto sentire davvero fortunato. È stato un viaggio di fede, speranza, amicizia".
 

Foto: i pellegrini dell'arcidiocesi di Mumbai nella chiesa di Santa Vittoria a Roma

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