Verso Seoul 2027: a Tor Vergata i giovani dall'Asia accendono il cammino

Nell'enorme spianata romana, un milione di giovani ha vissuto il Giubileo verso la prossima Gmg asiatica. AsiaNews ha raccolto le voci dei 1500 coreani: "Non vediamo l'ora. Ci stiamo preparando con impegno". "Mia mamma iniziò a credere, per questo sono qui". Giovani da Giappone, India, Libano e Iraq portano nel cuore incontri unici, che ravvivano la fede.

di Daniele Frison

Tor Vergata (AsiaNews) - La speranza è una cupola di cielo azzurro limpidissimo. Sotto, un milione di giovani anime. Agli estremi, il mondo intero. Le emozioni rigano i volti, li colorano. A Tor Vergata, Roma, gli steccati, le divisioni, si liquefanno. La notte, anche le reti metalliche che separano i settori nella grande spianata cedono all’entusiasmo. Si scavalca, ci si intrufola, si escogita. L’abbraccio è una regola incontenibile. La “juventud del papa” da ogni angolo del mondo ha preso parte al Giubileo, peregrinando verso Seoul 2027 in un cammino inquieto, inarrestabile, solo intramezzato dai grandi raduni, che comprende passi quotidiani di vita piena. Qui, 25 anni fa, San Giovani Paolo II, nell’adunata di inizio millennio. Nei cuori di molti, e nell’omelia di Leone XIV di oggi, papa Francesco, con le parole pronunciate a Lisbona, nel 2023. 

La gioventù cattolica è in movimento. Ad accompagnarla, i suoi pastori. “Continuiamo a sperare insieme, a sognare insieme”, dice Prevost a ragazzi e ragazze da 146 Paesi, al termine del Giubileo dei Giovani, giorni di incontro, con gli altri, con Dio. Sabato, all’arrivo del pontefice a Tor Vergata, atterrato con l’elicottero papale alle 19:23, il sole è all’orizzonte, c’è vento. Una meravigliosa luce tagliente illumina gli occhi segnati dalla stanchezza di una settimana intensa. “Sgomberare il passaggio” è l’ordine che circola pochi minuti prima nelle aree che attendono la papamobile. Il cardinale sudcoreano Lazarus You Heung-sik, prefetto del Dicastero per il Clero, imbocca comunque a passo svelto il corridoio centrale, esattamente di fronte al grande palco, per abbracciare i “suoi” giovani. Dalla Corea del Sud sono circa 1500, nelle prime file, pronti a raccogliere il testimone di questo storico raduno. Il porporato, accolto con straripante gioia, esulta coi pugni alzati, firma bandiere, stringe mani, inseguito dai fotografi.

“Vogliamo condividere la nostra felicità coi giovani di tutti i Paesi. Ci stiamo preparando molto seriamente per il 2027. Spero davvero di incontrare tutti anche in Corea”, dice ad AsiaNews Chiyeong Hong, 26 anni, di Seoul, poco prima della Veglia serale di sabato. “Qui ho visto tantissimi giovani di fede. In Corea i cattolici sono circa il 10%, sono rimasto molto colpito. Porto il mio credo in Gesù: condividerlo col mondo mi ha toccato profondamente”. Poco distante, Minwoo Lee, 19 anni, afferma che il momento più toccante della settimana è la messa di benvenuto in piazza San Pietro. L’avvio, nel segno della pace, del Giubileo dei Giovani. Guardando alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù in Asia, dal 3 all’8 agosto 2027, dice: “Aspettiamo tante persone per conoscere la storia del cattolicesimo in Corea. Inoltre, ci sono città bellissime, non solo Seoul”. Parlando poi dell’origine della sua fede, racconta: “Mia mamma è stata la prima della nostra famiglia a diventare cattolica; io ho scelto di seguirla. Ho iniziato a credere anche io, con convinzione. Ciò mi ha portato qui oggi, a Roma”. 

Dei giovani coreani - ricordati con un applauso da papa Leone XIV durante il saluto finale della celebrazione odierna - anche Chaeeun Lee, 18 anni, parla ad AsiaNews: “Sono molto emozionata. Sto aspettando con impazienza la Gmg del 2027 perché questi giorni mi hanno lasciato dei ricordi bellissimi. Non vedo l’ora”. E ancora: “Sono stati giorni faticosi, specialmente a Tor Vergata. Ma ogni evento è stato bellissimo; li porto già dentro di me”. Jun Hee Lee, 26enne della diocesi di Uijeongbu, aggiunge: “Tengo nel cuore la visita alla Basilica di San Pietro, enorme e molto suggestiva. Lì ho pregato Dio per una benedizione sulla mia famiglia, sulla mia comunità e sulla mia città”. “Alla Gmg di Seoul molti giovani potranno conoscere Dio e Gesù”, aggiunge.

Dopo l’atterraggio, papa Leone XIV fa un giro immenso, abbracciando simbolicamente tutti i gruppi nazionali. Le periferie di questa enorme spianata, quelle del mondo. Prima della Veglia cammina gli ultimi metri sostenendo la croce del Giubileo, serio, disposto alla preghiera. “Nella luce della sera che avanza”, così come al mattino, con la stanchezza che grava sulla spianata, la sua voce rimbalza, l'eco la diffonde. Ad ascoltarla ci sono anche decine di giovani pellegrini dal Giappone. AsiaNews parla con Nicole Kawakami, 21 anni, di Osaka, Kaya Kito, 24, di Tokyo, e Nanami Hirao, 24, di Kagoshima. “La visita alle quattro basiliche (San Pietro, Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano e San Paolo Fuori le Mura, ndr) è stata un’esperienza meravigliosa”, affermano. “In Giappone la comunità cattolica è molto piccola, la maggior parte non crede. Per noi è difficile essere delle buone cristiane, ogni giorno. Per questo la relazione con altri cristiani giapponesi, o con cristiani di altri Paesi è molto importante”. “Andare a Messa ogni settimana è la cosa più importante. Proviamo a non rinunciarci mai, anche se è difficile”. 

Nelle prime ore della notte tra sabato e domenica AsiaNews incontra ragazzi e ragazze dall’Asia che si dispongono a riposare, o a festeggiare instancabilmente - è il caso di dirlo - con coetanei da ogni continente. “Attraversare le Porte Sante, a Roma, è stato davvero emozionante”, afferma Zeshawn Fernandes, 29enne di Goa, India. “E, ovviamente, incontrare il papa qui a Tor Vergata”. Dall’arcidiocesi di Goa e Damão a Roma è giunto un gruppo di 47, inclusi cinque sacerdoti. Una parte di loro era presente anche alla Gmg di Lisbona, due anni fa. “In India noi cristiani siamo una minoranza. Avere la possibilità di venire qui, vivere questa esperienza, è qualcosa di unico. Sono ricordi che dureranno per sempre”. “Credo in Dio grazie a mia mamma - racconta il giovane -. È lei che continua a parlarmi di Lui, di come ci guida nei momenti difficili e duri. Incoraggio anche gli altri a credere”.

All’Angelus, stamattina, papa Leone XIV chiede ai giovani di portare “questa gioia” a tutto il mondo, specialmente “in tanti Paesi da dove era impossibile uscire”. “Siamo più vicini che mai ai giovani che soffrono i mali più gravi, causati da altri esseri umani”, ha aggiunto, a Gaza, in Ucraina, e in “ogni terra insanguinata dalla guerra”. “La pace viene dal Signore”, dice ad AsiaNews Sally Yasmine, 26 anni, canadese originaria dal Libano, consigliera per il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita del gruppo YAB (International Youth Advisory Body). “Penso che se ci rivolgiamo a Lui, saremo in grado di comprendere ciò che non stiamo comprendendo pienamente”. Bashar Ghno, giovane 25enne di Baghdad, Iraq, Paese che molto ha sofferto per le violenze, dice ad AsiaNews: “Abbiamo imparato molto in questi giorni. Nel nostro Paese viviamo molte difficoltà; è importante conoscere altre culture, sapere come vivono i cristiani in Europa”. “Porterò questa esperienza a casa, ai miei amici, alla mia Chiesa, per avere un impatto sulle persone in Iraq”. Testimonianze vive, di un “pellegrinaggio di speranza”, ricorda papa Leone XIV, che conduce in Asia, a Seoul, tra due anni. Il cammino della gioventù cattolica continua. Anzi, non si è mai fermato. 

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