I vescovi del Nord-est indiano sulle violenze nel Manipur: 'C'è futuro solo insieme'

Appello alle diverse comunità dello Stato dove non si fermano le violenze tra i Meitei e i gruppi tribali che durano ormai da un mese: "Si allenti la tensione trovando quelle aree condivise in cui è possibile fare concessioni per il bene comune. Entrambe le comunità sanno che i loro destini sono intrecciati". Nuovi assalti contro villaggi cristiani kuki: una chiesa e decine di case bruciate. Voci su armi saccheggiate nelle caserme.

di Nirmala Carvalho

Guwahati (AsiaNews) – Continuano a giungere notizie inquietanti dallo Stato indiano del Manipur, da inizio mese scosso da gravi violenze alimentate dalle tensioni tra il gruppo etnico dei Meitiei (in prevalenza indù) e le comunità tribali delle colline (in maggioranza cristiane). Fonti da Imphal hanno riferito ad AsiaNews che a Sugunu, una località nei pressi di Imphal, il villaggio cattolico di Zou Veng è stato distrutto e anche la chiesa è stata distrutta. La colonia tribale di Sugunu conta più di 100 case, il 60% delle quali è stato bruciato. Anche il villaggio di Lanching, vicino a Sugunu, ha 150 case completamente bruciate. Altre voci parlano di un migliaio di armi saccheggiate dalle caserme della polizia del Manipur e dei riservisti a Imphal, il capoluogo dove si concentra la presenza dei Meitei.

In questo clima pesante in queste ore i vescovi cattolici del Nord-est dell’India, attraverso il loro presidente - l’arcivescovo di Guwahati mons. John Moolachira - hanno lanciato un appello alle comunità del Manipur, ricordando la loro storia comune e invitando a trovare una strada per il futuro all’insegna della convivenza e della riconciliazione. Lo pubblichiamo qui sotto integralmente.

Noi, vescovi cattolici della regione nord-orientale dell'India, riuniti a Silchar in occasione dell'ordinazione di mons. Joachim Walder come vescovo ausiliare di Aizawl, abbiamo tenuto una sessione d'emergenza della Conferenza regionale per discutere della tragica situazione che si è venuta a creare nello Stato del Manipur. 

È con grande dolore e intensa angoscia che abbiamo seguito le grandi tragedie che si sono verificate di recente nel Manipur. Condividiamo il dolore dei nostri fratelli e sorelle che sono stati vittime della violenza e ne hanno sofferto le conseguenze.

La perdita di vite preziose e di proprietà è stata immensa. Un gran numero di persone ha lasciato lo Stato. L'atmosfera continua a essere tesa. Vengono tuttora segnalati incidenti dolorosi. Pur avendo avviato le operazioni di soccorso, siamo ben lontani dal poter far fronte alla situazione. Chiediamo aiuto a nome di tutti coloro che soffrono.

Allo stesso tempo, esortiamo i nostri amici del Manipur a pensare alla loro gloriosa storia, quando in passato le diverse comunità hanno collaborato con tutto il cuore e stabilendo un modello in vari settori della vita civile. Le loro conquiste culturali sono state molte, in veri settori della vita hanno offerto un contributo alla nazione. Rimangono ancora grandi possibilità, se solo riusciranno di nuovo a mettere insieme la buona volontà e i loro talenti.

Chiediamo agli intellettuali e ai pensatori creativi delle comunità oggi tra loro in tensione di cercare modi per alleggerire la situazione, esplorare una via costruttiva per il futuro ed escogitare strategia per appianare le differenze. Troveranno sicuramente aree in cui è possibile fare concessioni in vista del bene comune e avviare passi di collaborazione in vista di un futuro condiviso. Entrambe le comunità interessate sanno che i loro destini sono intrecciati.

Possano le future generazioni ringraziare la sobrietà, l'equilibrio e la saggezza dei nostri attuali leader per un loro intervento tempestivo e l’intera società per una collaborazione incondizionata.  

* arcivescovo di Guwahati e presidente del Consiglio episcopale regionale dell'India del Nord-est

(ha collaborato Nirmala Carvalho)

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