Manipur: cattolici in festa per la nuova chiesa degli sfollati delle violenze tribali

Il luogo di culto, intitolato a san Giuseppe, sorge nel villaggio di Munpi, zona remota nell’area di Singngat. Per la costruzione fondamentale il contributo di una coppia di cattolici originaria di Goa. L’inaugurazione è stata presieduta dall’arcivescovo emerito di Imphal. Per il presule la chiesa “contribuirà alla loro guarigione, al loro sollievo e al loro senso di stabilità”.

di Nirmala Carvalho

Delhi (AsiaNews) - I cattolici di una zona remota del Manipur, Stato nel nord-est teatro in passato di violenze etnico-confessionali che hanno coinvolto anche la minoranza cristiana, hanno festeggiato l’apertura di una chiesa di nuova costruzione, e prima nell’area, dedicata a sfollati e rifugiati interni (Idp). Il luogo di culto sorge nel villaggio di Munpi a Singngat, cittadina del distretto di Churachandpur, e ha accolto per la prima volta i fedeli durante la cerimonia di benedizione che si è svolta il 18 ottobre scorso, guidata dall’arcivescovo emerito di Imphal mons. Dominic Lumon. Il prelato ha concelebrato assieme a 13 sacerdoti, numerose suore, catechisti e un migliaio di abitanti dei villaggi dell’area. 

La chiesa, dedicata a san Giuseppe, è stata costruita grazie al fondamentale apporto di una coppia cattolica originaria di Goa, Jeronimo Pereira e la moglie Mary, che hanno contribuito “in modo generoso” offrendo in dono una consistente somma di denaro per la costruzione. Fra le fonti di ispirazione, racconta l’uomo, vi è il prezioso lavoro svolto da Street Providence Goa, una ong che opera a favore dei senzatetto e più sfortunati offrendo loro cibo, vestiti e cure mediche di prima necessità. “Siamo stati profondamente commossi - avverte - dal bisogno della comunità di un luogo di culto e la nostra famiglia voleva fornire loro una chiesa adeguata”.

La nuova chiesa e i relativi progetti comunitari a Singngat vanno principalmente a beneficio delle famiglie cattoliche del villaggio di Singtom, sfollate a causa delle recenti violenze nel distretto di Chandel. Una realtà conosciuta per il suo ricco patrimonio legato alla tradizione cattolica locale, e che ha assunto un ruolo di primo piano nel ristabilire la vita della comunità a Munpi. Nell’ambito di un’iniziativa più ampia che va oltre la chiesa, il catechista di lungo corso Peter Kammang e i suoi fratelli hanno donato dei terreni agricoli per creare nuovi insediamenti per le famiglie sfollate.

Il giorno dell’inaugurazione sono state benedette anche altre risorse e beni comunitari forniti dai donatori e dall’arcidiocesi, tra cui: una grotta dedicata alla Madonna; una grande croce; un serbatoio di acqua potabile da 50mila litri per le famiglie sfollate. La costruzione è una testimonianza della resilienza della comunità, poiché gli abitanti del villaggio hanno partecipato attivamente alla bonifica del terreno, alla produzione di mattoni in cemento e alla costruzione di nuove case. Al riguardo, l’arcidiocesi ha annunciato che il 18 ottobre sarà celebrato ogni anno come Giornata del pellegrinaggio a Munpi.

Interpellato da AsiaNews, mons. Dominic Lumon spiega: “È stato un momento di grazia, un momento di grande gioia. Queste persone hanno dovuto abbandonare i loro villaggi, dove vivevano da generazioni, sono state espulse dalle loro case e dalla loro chiesa, ma ora hanno una casa (costruita dalla diocesi) e un luogo di culto. Questo - prosegue il prelato - contribuirà alla loro guarigione, al loro sollievo e al loro senso di stabilità. In questa zona è avvenuta la riabilitazione delle persone. Un cattolico locale - afferma - ha donato il terreno e la diocesi ha costruito delle case per gli sfollati. I coniugi Pereira hanno contribuito volontariamente all’80% delle spese di costruzione. È stato un momento di grande felicità, un momento di immensa grazia”.

P. Athanasius Mung, parroco della chiesa di san Giuseppe appena consacrata, aggiunge: “Siamo circa 100 famiglie, tutte sfollate interne. Questa chiesa di recente costruzione è stata intitolata a san Giuseppe perché la loro chiesa nel villaggio, dedicata a San Giuseppe, è stata bruciata. Finora la diocesi ha costruito 50 case, 26 sono in costruzione e dobbiamo ancora raccogliere fondi per costruirne altre 24. Anch’io - conclude il sacerdote - appartengo alla tribù Kuki Zo e anche la mia famiglia è sfollata dal nostro villaggio”.

Le violenze etnico-confessionali tra i Meitei e i Kuki nel Manipur sono divampate nel maggio 2023 e da allora si riaccendono periodicamente, con un bilancio complessivo finora di quasi 300 morti. 

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