Wattamadu: risaie al posto dei pascoli, tensioni fra allevatori e contadini

Monaci buddhisti e lavoratori in campo per difendere i diritti degli allevatori nella località contesa della Provincia Orientale. Le terre sono finite nel mirino dei produttori di riso. Nel 1974 la zona dichiarata “area destinata a pascolo” anche per garantire l’equilibrio dell’ecosistema. Una riconversione sottrarrebbe habitat anche agli elefanti, col rischio di attacchi ai villaggi.

di Arundathie Abeysinghe

Colombo (AsiaNews) - Monaci e allevatori dello Sri Lanka si sono uniti nell’ultimo periodo nella battaglia a difesa dei diritti sui pascoli a Wattamadu, località della Provincia Orientale. Il venerabile Senapathiye Ananda, presidente dell’Organizzazione Singalese del nord e dell’est, monaci buddhisti, membri dell’Associazione allevatori da latte di Wattamadu e funzionari della Cooperativa agricola per l’allevamento e la produzione lattiero-casearia di Alayadivembu, distretto di Ampara, hanno presentato una denuncia. La protesta è indirizzata all’Ufficio distrettuale di Ampara della Commissione per i diritti umani dello Sri Lanka ed è stata depositata il 27 giugno scorso, per denunciare quella che viene definita una “cospirazione” volta a privarli dei loro diritti sui pascoli.

Nel 1974 il pascolo era stato assegnato agli allevatori da latte dall’allora governo tramite un decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Con un’estensione di 4mila acri, si tratta dell’unico terreno per il bestiame nella zona di Wattamadu, ad Akkaraipattu, nel distretto di Ampara. Se il divieto verrà applicato, spiegano i promotori della protesta, verrebbero violati i diritti di circa 300 allevatori di bestiame singalesi, tamil e musulmani.

L’area ricade sotto la giurisdizione del Segretariato divisionale di Thirukkovil, dove allevatori di bestiame e coltivatori di riso sono in conflitto per l’accesso ai pascoli. Essa costituisce inoltre un habitat fondamentale per 250/300 elefanti selvatici, impedendo loro di vagare nei villaggi circostanti. Nel 1972 il Catasto ha delimitato e contrassegnato i confini dei pascoli nella zona, mentre due anni più tardi  Wattamadu è stata dichiarata “area destinata a pascolo”, con una superficie di 3.850 acri tramite segnaletica di confine, mappe e ordinanze scritte.

Il problema principale per gli allevatori di bovini da latte è che alcuni coltivatori esterni si sono appropriati di interi pascoli tradizionali. Per secoli, questi pascoli hanno costituito aree di alimentazione e nutrimento fondamentali per il bestiame da latte. Tuttavia, a causa delle interferenze politiche dei governi precedenti, i terreni sono stati espropriati con la forza, spesso in violazione delle stesse ordinanze del tribunale.

Dopo aver presentato la denuncia all’Ufficio distrettuale di Ampara il ven. Senapathiye Ananda ha ricordato che “il pascolo di Wattamadu, assegnato agli allevatori di bovini da latte, è diventato, in seguito al periodo di conflitto terroristico oggetto di tentativi da parte di un gruppo organizzato di appropriarsene con la forza e di allontanare gli allevatori. Se la prateria, che ospita oltre 30mila capi di bestiame da latte, venisse persa sarebbero messi a rischio - prosegue il leader religioso - anche i mezzi di sussistenza di circa 300 famiglie di allevatori, compresa la vita del bestiame che verrebbe privato di cibo e cure”.

Interpellati da AsiaNews Wijepala Jayasinghe, Arul Ravichandrarajah e Ajaz Mohammed spiegano che “nel 2015 i coltivatori di riso che rivendicavano la proprietà dei pascoli avevano presentato 525 permessi fondiari, sostenendo fossero stati rilasciati dal Segretariato divisionale di Thirukkovil. Tuttavia, il vice commissario fondiario di Ampara aveva confermato che tali permessi erano falsi e giuridicamente invalidi. Anziché intervenire contro coloro che avrebbero tentato di appropriarsi fraudolentemente di terreni demaniali, si sta attualmente cercando - denunciano gli allevatori - di assegnare loro i terreni in questione”. “Poiché il segretario distrettuale ha concesso a coltivatori di riso non autorizzati il permesso di coltivare porzioni di terreno, ciò ha portato a conflitti tra allevatori e coltivatori di riso, con gli allevatori e il clero - concludono - che hanno organizzato proteste per impedire che i pascoli venissero trasformati in risaie”.

Secondo alti funzionari del Consiglio nazionale per lo sviluppo zootecnico (Nldb) “i pascoli forniscono habitat, protezione e cibo al bestiame da latte e agli elefanti selvatici. Se questi terreni venissero sottratti agli allevatori di bestiame da latte e distribuiti tra i coltivatori di riso, anche questi elefanti selvatici - avvertono - perderebbero il loro habitat. E ciò provocherebbe un conflitto tra esseri umani ed elefanti, poiché gli elefanti potrebbero iniziare a entrare nei villaggi, causando gravi distruzioni”. Se gli allevatori di bovini da latte, prosegue la nota, “perdessero i pascoli loro assegnati, non avrebbero altra alternativa che far pascolare il bestiame nelle foreste demaniali. Sebbene il territorio fosse stato rilevato e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale negli anni ’70, l’accesso a tali aree è stato temporaneamente limitato durante la guerra civile. E pur essendo stato destinato a pascolo, non è mai stato formalmente ceduto al ministero dell’Allevamento”.

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