Il mondo 'congelato' del vertice tra Putin e Xi

Dal Forum della Belt and Road Initiative a Pechino il presidente russo non sembra aver portato a casa nuovi accordi concreti, ma solo la riaffermazione della sfida dell'Eurasia all'Occidente. Pechino ha aumentato gli scambi commerciali con Mosca del 30% ma continua a non riconoscere l'annessione della Crimea e degli altri territori. Il pantano attuale ucraino è la situazione ideale per la Cina.

di Stefano Caprio

Mosca (AsiaNews) - La conclusione del terzo forum della Belt and Road Initiative a Pechino ha suscitato in Russia molti commenti e anche diverse perplessità su quali conseguenze effettive discendano dagli incontri dei tanti capi di Stato, e soprattutto tra quello di Xi Jinping con Vladimir Putin, che si è finalmente deciso a uscire dal “bunker” moscovita per mostrare al mondo la “svolta ad Oriente” della Russia. Anche se in realtà non sembra che Putin sia riuscito a portare a casa nuovi accordi concreti, di certo i due leader hanno voluto mostrare a tutti che l’Eurasia è pronta a lanciare la sfida all’Occidente e agli Usa, attirando molti Paesi (a Pechino ne erano rappresentati oltre cento) e aree d’interesse geopolitico.

I due “vecchi cari amici” hanno ribadito di provare una “fiducia reciproca incondizionata”, e di essere all’opera per costruire insieme “un mondo multipolare più giusto”. Molti dei partecipanti provenivano dal “Sud globale”, a cui è stato proposto di guardare all’Eurasia piuttosto che “all’Occidente collettivo”. Questa volta mancavano quasi tutti i rappresentanti dell’Unione europea, soprattutto per il rifiuto di sedersi a fianco dell’invasore dell’Ucraina, tranne il leader europeo più filo-putiniano, l’ungherese Viktor Orban.

Xi Jinping ha elencato le iniziative già realizzate o in corso della grande Via della Seta, con oltre tremila progetti e circa mille miliardi di dollari già investiti in tanti Paesi, promettendo altri crediti generosi e ulteriori allargamenti dei mercati per le compagnie straniere. Egli ha assicurato che “noi non partecipiamo né alle contrapposizioni ideologiche, né ai conflitti politici”, senza nominare le guerre in Ucraina e Israele, anche se l’affermazione suonava per lo meno come un monito al “fratello” Putin. Comunque Xi lo ha poi confortato ribadendo la contrarietà cinese “alle sanzioni unilaterali, all’oppressione economica e alla frattura dei legami”.

Il leader di Pechino ha fatto chiaramente capire di non gradire le pressioni di Washington in campo commerciale, soprattutto nel campo dei semiconduttori, di voler giocarsi liberamente la sua partita per la riconquista di Taiwan e di non ammettere interferenze sul rispetto dei diritti umani e delle minoranze, come gli uiguri e tante altre etnie del “mondo cinese”. Il rapporto della Cina con l’Occidente segue la falsariga di quello della Russia, dove pure non si va per il sottile nella repressione di ogni libertà di espressione.

Nel suo discorso a Pechino, Putin ha cercato di mostrare la sintonia con la Cina nelle relazioni esterne, sia politiche sia economiche, lodando i successi dei cinesi, perché “riguardano molti di noi”. L’idea della Belt and Road è analoga alla proposta russa del partenariato eurasiatico come “spazio di collaborazione e sostegno reciproco tra chi la pensa allo stesso modo”, ricordando le varie iniziative come l’unione economica Eaes, che la Russia cerca di sviluppare con i Paesi post-sovietici.

La Cina offre alla Russia un tetto commerciale e diplomatico, oltre a mezzi finanziari più che mai necessari insieme a vari prodotti e tecnologie, garantendo una certa stabilità all’economia russa, rifornita di automobili e smartphone cinesi. E tuttavia la Cina non riconosce l’annessione alla Russia della Crimea e delle altre quattro regioni ucraine occupate, pur aumentando a dismisura gli scambi commerciali con Mosca, cresciuti di oltre il 30% fino a sfiorare i 200 miliardi di dollari.

Come spiega il sinologo russo Aleksandr Gabuev, “la Cina è il principale partner della Russia in tutte le dimensioni, ma i tempi del rilancio economico cinese dopo la pandemia sono lenti, e faticano a fare veri salti di qualità”. In generale la condizione attuale della Russia va benissimo alla Cina, poiché “corrisponde a tutti i suoi interessi”. XI Jinping tifa per un congelamento del fronte ucraino, non essendo così costretto a sostenere la Russia oltre misura, e quanto più la Russia rimane impantanata nelle pianure dell’Ucraina, tanto più diventerà dipendente dai piani di Pechino.

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