Il partito del presidente vince il 100% dei seggi (e con meno del 50% dei voti)

La legge elettorale taglia i partiti che non raggiungono alcune soglie, a vantaggio del partito di maggioranza relativa. Accuse di brogli e acquisto di voti. Critiche dell’Ocse.

Bishkek (AsiaNews/Agenzie) – Accuse di brogli e di legge elettorale-truffa contro il Partito Ak Zhol del presidente kirghizo Kurmanbek Bakiyev, alle elezioni parlamentari di ieri. Con l’81% dei voti scrutinati, la Commissione elettorale gli attribuisce il 47,8% dei voti. Solo un altro partito, il Partito socialista Ata-Meken (« Patria ») con il 9,28% dei voti, supera la soglia del 5% fissata per avere seggi. Ma quest’ultimo non soddisfa altre due condizioni: non raggiunge lo 0,5% dei voti in tutte le 7 regioni e nelle 2 città principali, pure richiesto per avere seggi. Per cui i 90 seggi del Parlamento andranno tutti al Partito Ak Zhol.

Gli altri partiti accusano diffusi brogli elettorali con sostituzione delle urne dopo il voto e intimidazioni. Numerosi elettori  non hanno potuto votare in quanto « cancellati » senza ragione dalle liste dei votanti. Sotto accusa anche una legge che favorisce il partito di maggioranza. Il nuovo sistema elettorale è stato approvato ad ottobre e subito dopo Bakiyev ha indetto le elezioni, le prime dal 2005 quando le proteste di piazza hanno cacciato il presidente Askav Akayev e portato Bakiyev al potere. Da allora il governo è stato spesso paralizzato per il contrasto tra il nuovo gruppo e i parlamentari eletti durante l’era di Akayev e sono proseguite le proteste di massa organizzate sia dal governo che dall’opposizione.

Il partito Ata-Meken accusa i seguaci di Ak Zhol di avere offerto 300 som (circa 9 dollari) per ogni voto e il leader Koubatbek Baibolov parla di « imbrogli evidenti » e che « le azioni possibili » saranno decise solo dopo « la proclamazione dei risultati ufficiali ». Ma lo Ak Zhol accusa a sua volta altri gruppi di avere offerto vodka o carbone in cambio di voti. Oggi l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), che ha partecipato con 270 osservatori sul luogo, ha dichiarato che il voto « non risponde ai parametri richiesti » ed è « un’opportunità mancata per consolidare il sistema elettorale ».

Le elezioni del piccolo Stato sono seguite con grande attenzione dagli altri Paesi : qui sorge l’ultima base militare Usa in Asia centrale. Stati Uniti, Cina e Russia competono per attirare il Paese nella propria influenza.

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