Mons. Lazzaro You: I coreani del Sud e del Nord stanno costringendo le grandi potenze alla pace

Per il vescovo di Daejeon, interessi economici e strategici che coinvolgono il Giappone, la Russia, gli Usa e la Cina tendono a mantenere divisa la penisola, ma il popolo coreano desidera la pace. Le richieste di Kim Jong-un: sicurezza sulla sua incolumità; aiuti al popolo del Nord. Moon è riuscito a conquistarsi la fiducia di tutti. Per i coreani del Sud queste aperture e questi dialoghi erano inaspettati, forse sognati. Prepararsi ad evangelizzare il Nord.

di Bernardo Cervellera

Daejeon (AsiaNews) – “Il popolo coreano, quelli del Sud e del Nord, vogliono la pace, una pace giusta. I limiti e i freni vengono dalle grandi potenze, che per i loro interessi vogliono tenere divisa la penisola coreana. Ma il nostro desiderio di pace li ha spinti all’evento di oggi, l’incontro fra il presidente Trump e il leader Kim Jong-un”. È la semplice analisi che mons. Lazzaro You Heung-sik rilascia ad AsiaNews alla vigilia del vertice fra i due leader a Singapore. Mons. You è vescovo di Daejeon e presidente della Commissione episcopale per la società.

 

L’incontro di domani fra il presidente Donald Trump e il leader Kim Jong-un era quasi impossibile da immaginare fino a pochi mesi fa. Poi, dopo che era stato deciso, vi è stato un ripensamento da parte di Trump. Ma quello che ha dato la spinta è stata la tenacia con cui è stato portato avanti il dialogo intercoreano, in particolare fra il presidente Moon Jae-in e Kim Jong-un.

Il popolo coreano, quelli del Sud e del Nord, vogliono la pace, una pace giusta. I limiti e i freni vengono dalle grandi potenze, che per i loro interessi vogliono tenere divisa la penisola coreana. Ma il nostro desiderio di pace li ha spinti all’evento di oggi, l’incontro fra il presidente Trump e il leader Kim Jong-un.

C’è bisogno di smuovere i cuori e per questo in diverse diocesi della Corea del Sud abbiamo organizzato alcune novene di preghiera, che si concludono proprio oggi, alla vigilia. Anche papa Francesco ci è vicino e ieri all’Angelus ha pregato e fatto pregare perché i colloqui di Singapore “possano contribuire allo sviluppo di un percorso positivo, che assicuri un futuro di pace per la Penisola coreana e per il mondo intero”.

La nostra situazione e il nostro futuro dipende dalle grandi potenze, da interessi economici e strategici che coinvolgono il Giappone, la Russia, gli Usa e la Cina. Ma noi possiamo superare questi problemi, chiedendo a Dio e a Maria, Regina della Corea, il cambiamento dei cuori, e lavorando per la nostra riconciliazione.

Sono le grandi potenze che hanno voluto la divisione e la guerra in Corea. Questo ha portato a tante ferite e a tanto odio anche fra noi. Ma ora dopo 65 anni è giunto il tempo di trovare una pace giusta. Ormai il rapporto fra le due Coree è sincero e sulla buona strada, anche grazie al deciso impegno del presidente Moon.

Va detto che questi dialoghi intercoreani – e l’incontro di domani con Trump – sono importanti anche per Kim Jong-un. Anche la Corea del Nord si sta evolvendo. Non bisogna dimenticare che Kim Jong-un ha fatto molto più dei suoi predecessori per il suo popolo. Per trovare soluzioni alla miseria e alla disfatta dell’economia ha dato le terre ai contadini, chiedendo loro solo il 10% dei loro ricavi per lo Stato. Questo ha creato di fatto un mercato libero, attraverso cui i nordcoreani riescono a procurarsi da mangiare e a scambiare il sovrappiù con altri beni. Va detto che da quando c’è Kim Jong-un ci sono meno morti di fame in Corea del Nord e meno tentativi di fuga all’estero.

Inoltre, i suoi predecessori potevano vivere come imperatori, dominando sulla popolazione. Ma ormai, a Pyongyang e nel Nord vi sono almeno 4 milioni di smartphone (anche se la connessione a internet è ancora vietata) e quindi non si può più tenere la gente prigioniera e sotto controllo ancora per lungo tempo. È tempo di allargare le maglie anche nel Nord.

Quello che Kim chiede è anzitutto sicurezza per la sua incolumità e poi sicurezza e aiuti economici per la sua popolazione.  Gli Usa vogliono che lui rinunci anzitutto alle armi nucleari; in futuro poi ci saranno gli aiuti economici. Invece Kim vuole che le due cose vadano di pari passo. Io spero che a Singapore gli Usa accettino quest’ultima soluzione.

Un’ultima parola va detta sul presidente Moon. È un grande politico, che è riuscito a creare fiducia con chiunque: con il Nord, con il Giappone, con la Russia, con gli Usa e con la Cina, e anche con il popolo del Sud. Per noi coreani del Sud queste aperture e questi dialoghi erano quasi inaspettati, forse sognati. E ora, la fine di un’atmosfera di guerra e di divisione è vicina.

Infine, vorrei evidenziare la responsabilità della Chiesa in Corea per l’evangelizzazione del Nord. Come si sa bene, per 65 anni, la Chiesa in Corea del Nord (vi sono due diocesi e una abbazia territoriale) è rimasta come una Chiesa senza pastore, in un totale silenzio. Ciò mi rattrista profondamente. I missionari stranieri vennero in Corea del Nord prima della Guerra coreana e descrissero Pyongyang come la Gerusalemme dell'Asia, perché vi erano tantissime conversioni a Gesù Cristo. Noi, cattolici del Sud, dobbiamo pensare seriamente al nostrio impegno missionario per i fratelli e sorelle del Nord. Anche loro hanno diritto ad ascoltare il Vangelo e noi ne abbiamo la responsabilità. Credo che questo lavoro di evangelizzazione sia il migliore servizio che noi possiamo prestare ai nostri fratelli e sorelle del Nord. Per questo, bisognerebbe prepararci bene spiritualmente e materialmente.

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