Pechino processa in Cina per ‘sovversione’ politico di Taiwan

Yang Chih-yuan, vice-presidente del Taiwan National Party, era stato fermato ad agosto 2022 e detenuto in regime di isolamento. La sua attività si è sempre svolta sull’isola, il fermo e ora il rinvio a giudizio rappresentano una ulteriore stretta. Lo spettro di possibili richieste di estradizione da Paesi terzi per altri attivisti e leader politici.

di Dario Salvi

Pechino (AsiaNews) - Le autorità cinesi hanno annunciato l’arresto formale e il rinvio a giudizio di un politico favorevole all’indipendenza di Taiwan con l’accusa di “secessione”, in un quadro di crescente pressione - politica, diplomatica e militare - di Pechino verso Taipei. Yang Chih-yuan, vice-presidente del Taiwan National Party, era stato fermato nell’agosto dello scorso anno mentre si trovava nello Zhejiang e detenuto in regime di isolamento, senza comunicare alcuna notizia sulla sua sorte, per oltre otto mesi. Al centro del procedimento penale le attività del politico riguardo all’isola, in base a capi di accusa incentrati sulla violazione della famigerata legge sulla sicurezza nazionale. 

L’arresto, la scorsa estate, era giunto all’indomani della visita della speaker della Camera Usa Nancy Pelosi a Taiwan, che aveva sollevato ira e proteste cinesi seguite - per rappresaglia - da giornate di imponenti esercitazioni militari nelle acque circostanti l’isola. Il politico era stato intercettato dalle forze di sicurezza nella città costiera sud-orientale di Wenzhou e incriminato per aver fondato un partito pro-indipendenza di Taiwan e promuovendo “l’adesione” di Taipei alle Nazioni Unite come “Paese sovrano e indipendente”.

Yang è stato messo in “sorveglianza residenziale in un luogo designato” (Rsdl) a partire dal 4 agosto nella provincia orientale dello Zhejiang, trattenuto per mesi senza accesso a un avvocato o a visite familiari. I media statali hanno accusato Yang di aver “tramato” per il riconoscimento di Taiwan come nazione indipendente a livello internazionale, isola “ribelle” che Pechino considera invece parte integrante del proprio territorio.

In passato egli è stato anche accusato di “collusione” con forze separatiste a Hong Kong, in particolare durante le proteste di piazza del 2019, capo di imputazione che dovrebbe però sparire dal processo. Il procuratore ha parlato esplicitamente di “crimine di secessione” per Taiwan e a breve dovrebbe avere inizio il processo vero e proprio, mentre il suo arrestato è stato approvato in via formale dalla procura di Wenzhou.

Lee Ming-cheh, accademico di Taiwan che ha scontato una pena detentiva di cinque anni in Cina per “sovversione” legata al suo attivismo per il Democratic Progressive Party al potere a Taipei, ha ricordato come le attività di Yang si sono svolte tutte sull’isola. Egli ha quindi aggiunto che l’arresto e l’azione penale nei confronti dello stesso Yang dovrebbero suonare come “avvertimento” per qualsiasi cittadino taiwanese “attivo” in politica. “Il rischio che qualcosa del genere accada ai taiwanesi non si limita alla Cina, a Hong Kong o a Macao” ha avvertito Lee. “Chiunque - ha aggiunto - sia considerato [da Pechino] un attivista per l’indipendenza di Taiwan potrebbe finire per essere estradato da qualsiasi Paese che abbia accordi in tal senso con Cina o Hong Kong”.

Primo cittadino di Taiwan a essere incarcerato per reati legati alla famigerata norma sulla sicurezza nazionale, Lee ha poi spiegato come il caso di Yang segnali una “chiara escalation” cinese, sempre più intenzionata a ricorrere al pugno di ferro verso i “pro-indipendenza”. Wang Chih-sheng, segretario generale della China Asia-Pacific Elite Exchange Association, ha concluso ricordando come il tipo di attività in cui Yang si è impegnato sono comportamenti “del tutto normali” in un ambiente democratico come Taiwan.

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