Vescovi cinesi a Roma: l'ultima parola spetta al governo

Un portavoce dell'Associazione Patriottica è dispiaciuto dell'invito. Ma i fedeli cattolici sono felici e onorati. Una piccola speranza: il governo potrebbe fare la scelta di smarcarsi dall'AP.

di Bernardo Cervellera

Roma (AsiaNews) - Uno sconosciuto portavoce dell'Associazione Patriottica (AP) e del Consiglio dei vescovi della Cina ha fatto sapere tutto il loro "dispiacere" per l'invito rivolto da Benedetto XVI a 4 vescovi cinesi. Nei giorni scorsi il papa ha pubblicato una lista di persone nominate membri del Sinodo sull'Eucaristia. Fra essi figurano mons. Aloysius Jin Luxian (Shanghai); mons. Antonio Li Duan (Xian); mons. Luca Li Jingfeng (Fengxiang); mons. Giuseppe Wei Jingyi (Qiqihar). I primi 3 sono riconosciuti dal governo, l'ultimo fa parte della chiesa non ufficiale (sotterranea).

Lo sconosciuto portavoce afferma che l'annuncio pubblico del Vaticano "non mostra alcun rispetto verso i 5 milioni di cattolici cinesi, i vescovi, il collegio dei vescovi e l'Associazione Patriottica e per l'organizzazione delle decisioni dei due organismi".

E aggiunge che all'inizio i due gruppi "hanno pensato" che l'invito era "un buon segno per la normalizzazione dei rapporti fra Cina e Vaticano", "riconoscendo il Collegio dei vescovi e l'Associazione Patriottica".

La conclusione dello sconosciuto portavoce è che, data la salute precaria di alcuni dei vescovi invitati, e date le relazioni diplomatiche del Vaticano con Taiwan, i vescovi non potranno andare a Roma.

Le notizie ricevute da AsiaNews dalla Cina in questi giorni, non coincidono con le affermazioni del portavoce senza volto. Anzitutto cattolici e vescovi sono felici dell'invito e pensano – come ci ha detto mons. Jin Luxian di Shanghai – che questo è un onore per la Chiesa e per la Cina. Inoltre, i 5 milioni di cattolici ufficiali e gli 8 milioni di sotterranei sono in festa a causa dell'invito e hanno deciso di pregare, digiunare e fare novene perché il governo conceda il permesso ai 4 prelati.

La nostra impressione è che questa non è ancora l'ultima parola sull'invito a Roma dei 4 vescovi cinesi. Un cattolico cinese ha detto ad AsiaNews che "se governo vuole mandare i vescovi a Roma, nessuna Associazione Patriottica potrà fermarlo".

L'ultima parola è infatti del presidente Hu Jintao e del premier Wen Jiabao. Un elemento che dà ancora qualche speranza è che da diverso tempo si nota un certo distacco delle scelte del governo dalla pratica dell'AP. Le nomine dei vescovi ausiliari a Shanghai e a Xian sono avvenute con consenso tacito fra Vaticano e  governo, senza passare attraverso l'AP. In effetti l'Associazione, con segretari ancora di mentalità stalinista e da Rivoluzione Culturale, crea ormai più problemi che risposte ai cattolici cinesi. In molte regioni la tensione fra i segretari dell'AP e i fedeli, sotterranei e ufficiali, è tale da mettere in crisi il progetto di "società armoniosa" e vicina al popolo che Hu Jintao sta perseguendo.

Per questo rimane ancora possibile che il governo si distacchi dalle affermazioni del portavoce dell'AP, per fare una scelta lungimirante e di apertura

Ciò che si percepisce nelle dichiarazioni dello sconosciuto portavoce è solo una certa irritazione per essere lasciati da parte in un momento così importante per la Cina e per la Chiesa universale.

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