Tbilisi (AsiaNews) - Una delle conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina riguarda la pratica delle gravidanze attraverso madri surrogate, che erano diffuse in prevalenza proprio nei due Paesi in conflitto per tutto il mondo ex-sovietico. In Russia sono poi state anche approvate delle leggi che limitano drasticamente questa pratica, che è di fatto un vero e proprio business, fino alla incriminazione giudiziaria dei medici che la sostengono. In Ucraina non ci sono state analoghe iniziative, ma la guerra e l’esodo dal Paese di un terzo della popolazione ha ridotto comunque moltissimo l’accesso alla maternità surrogata, e a Kiev è oggi subentrata Tbilisi.
È infatti nella capitale della Georgia caucasica che sono particolarmente attive le cliniche che si orientano sui mercati internazionali, da dove arrivano le richieste per questo tipo di pratica. I clienti sono coppie senza figli provenienti dalla Cina, dai Paesi arabi e da tante altre regioni del mondo, e le donne che si prestano alla gravidanza per altri sono per lo più dell’Asia centrale, quelle più bisognose di soldi per pagare i debiti, garantire l’istruzione ai propri figli o comprarsi una casa.
I giornalisti kirghisi di Radio Azattyk hanno intervistato diverse di queste donne, come la 31enne Nazira, a cui da poco hanno installato due embrioni in una clinica di Tbilisi. Se tutto andrà secondo i piani, tra nove mesi dovrebbe partorire due gemelli per una coppia cinese, che lei non conosce di persona. “So soltanto che vengono dalla Cina, tutta la procedura si svolge nell’anonimato – spiega Nazira – ma se i genitori lo volessero, potremmo almeno telefonarci o scriverci tra qualche tempo, se il desiderio fosse condiviso da tutte e due le parti”. Nazira è arrivata in Georgia da Biškek, è una madre single con tre figli e ha contratto debiti molto ingenti per acquistare un terreno, che adesso fatica a ripagare. La possibilità di guadagnare con la gravidanza surrogata è apparsa su una rete social, e dovrebbe ottenere infine un compenso di 20 mila dollari. A suo parere non starebbe compiendo un’azione riprovevole o immorale.
Il business delle madri surrogate sta esplodendo in Georgia, alle donne che si prestano si pagano somme molto importanti per i loro bisogni, ma relativamente contenute rispetto agli standard di altri Paesi, e anche di come avveniva in Ucraina e Russia. L’infrastruttura medica è abbastanza elevata nel contesto caucasico e centrasiatico, ed è stata incoraggiata da una serie di fattori, oltre agli sconvolgimenti della guerra: tra l’altro, la Georgia ha un sistema di visti d’ingresso molto semplificato e facilmente accessibile per la maggior parte dei Paesi.
Dalla Russia e dall’Ucraina si sono trasferiti diversi operatori del settore, come Ljudmila Volkova, che aveva un’agenzia specializzata nella maternità surrogata a Mosca: “I russi oggi entrano facilmente in Georgia e in Armenia, e noi abbiamo un ufficio anche a Biškek”, racconta Ljudmila, “troviamo tanti clienti tramite TikTok o Instagram, ma molti vengono su suggerimento di conoscenti, che si sono già prestate”. Ci sono alcune regole per essere accettate: la donna deve avere più di 20 anni e aver già partorito almeno un figlio, un taglio cesareo si può ammettere, ma con due o più si viene rifiutate. La maggior parte delle madri con cui lavora Ljudmila vengono dal Kazakistan e dal Kirghizistan.
In Georgia, a imitazione della Russia, si vorrebbe proibire agli stranieri di accedere alla possibilità di far partorire alle donne locali i propri figli, anche per il timore che a chiederlo siano in realtà coppie di omosessuali, poco accette anche dai georgiani. Se dovessero venire approvate le limitazioni, molte agenzie pensano di orientarsi verso Bielorussia o Azerbaigian, soprattutto quelle legate al Kirghizistan, il Paese più permissivo della regione, dove non ci sono limiti di legge all’uso della maternità surrogata.










