Georgia

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  • L'apertura di Trump al Sogno Georgiano

    Rispondendo a un messaggio augurale per i 250 anni degli Stati Uniti la Casa Bianca ha auspicato "progressi significativi" nelle relazioni con Tbilisi. Ma dopo aver congelato i negoziati per l'adesione all'Ue il premier Kobakhidze oggi guarda anche alla Cina di Xi Jinping.

  • Il nuovo patriarca di Georgia e l’Ortodossia mondiale

    Il Sinodo ha eletto i tre candidati per la successione di Ilja II, che guidava la Chiesa georgiana dal 1977. Il più votato è stato il 57enne metropolita Šio, che di fatto già da dieci anni era il reggente accanto all'anziano patriarca. Ma il passaggio è delicatissimo, perché in un Paese profondamente polarizzato e nel contesto dello scontro tra Mosca e Costantinopoli, la Chiesa ortodossa georgiana non sta scegliendo soltanto una persona o un programma di sviluppo per il proprio futuro.

  • La Chiesa della Georgia e la successione di Ilja II

    Il 3 aprile si è aperto il Sinodo che dovrà individuare i candidati. Il patriarca di costantinopoli Bartolomeo ha proposto due nomi, provocando una rabbiosa reazione da parte dei russi. La Chiesa georgiana è stata una delle prime a seguire un orientamento molto radicale e aggressivo, uscendo dal Consiglio ecumenico delle Chiese. Il teologo Čapnin: "Il vero problema è il nazionalismo religioso".

  • I nuovi controlli sul vino georgiano

    A Tbilisi sta per entrare in vigore la nuova legge sulla viticultura locale, la più pregiata dei Paesi ex-sovietici. Un passo verso il raggiungimento degli standard di qualità dei Paesi europei e la prevenzione della diffusione di virus tra le colture. Ma i piccoli agricoltori temono che l'introduzione di un regime di permessi favorisca la formazione di un circolo chiuso tra i principali produttori.

  • Le opposizioni in cerca di unità a Tbilisi

    I partiti che si oppongono ai filorussi del Sogno Georgiano stanno cercando di concordare una piattaforma comune con l’obiettivo di giungere a elezioni parlamentari anticipate e “legittime”, per rovesciare senza conflitti il governo attuale. Anche se i disaccordi tra le diverse forze sono tutt'alltro che ripianati.

  • Il Sogno Georgiano e la libertà di espressione

    Il premier Kobakhidze si dichiara “disponibile in qualsiasi momento a dibattitti con i membri delle opposizioni filo-occidentali”. Ma queste stesse forze, che non riconoscono la legittimità del suo governo, gli ricordano i loro leader in carcere e l'approvazione della legge contro gli "agenti stranieri". Intanto Tbilisi viene tagliata fuori dagli accordi commerciali tra Azerbaigian e Armenia.

  • Il ritorno delle scuole di Tbilisi ai tempi sovietici

    Dai manuali comuni preparati direttamente dal ministero alle uniformi, l'istruzione in Georgia sta tornando alle abitudini dell'ex Unione sovietica. Persino l'età di iscrizione al primo anno è stata reinnalzata a 6 anni riducento a 11 le classi dell'intero ciclo scolastico. La promessa: “In tutte le scuole ci sarà un unico approccio, un unico standard, un unico livello qualitativo”

  • La lunga marcia del Sogno Georgiano

    Iraklij Kobakhidze difende l'appello alla Corte Costituzionale per mettere fuori legge le principali forze d'opposizione e dice di voler rimanere alla guida del governo della Georgia fino al 2030 "sperando che cambino gli approcci della burocrazia europea”. Le accuse del Movimento Nazionale: la gestione attuale del potere sta trasformando sempre più la vita della società georgiana in una dittatura totalitaria.

  • Elezioni e rivoluzioni a Tbilisi

    Il partito del Sogno Georgiano ha conquistato tutti i seggi municipali e regionali nel voto amministrativo boicottato dall'opposizione. Mentre premier Iraklij Kobakhidze ha definito un "tentativo di golpe fallito" i raduni di protesta che hanno preso d'assalto il palazzo presidenziale nel centro della capitale.

  • Vini georgiani: Tbilisi conferma i sussidi agli agricoltori

    Mentre nel Paese continua lo scontro fra filo-russi ed europeisti, il governo si è impegnato a garantire l'acquisto di tutte le uve che non saranno comprate dal settore privato. Ma secondo gli enologi locali questa politica, eredità dell'era sovietica, non contribuisce all'innalzamento della qualità della produzione.

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