Tbilisi, elezioni politiche: fra Mosca e Bruxelles la sfida per il futuro della nazione

Fra crisi economica e pandemia, il piccolo Paese del Caucaso è chiamato alle urne. Per analisti ed esperti è in gioco il futuro asse della nazione, divisa fra Europa e Russia. Dall’esilio torna alla ribalta l’ex presidente Saakashvili e l’opposizione cerca una faticosa unità. Per i sondaggi resta in testa l’attuale partito di maggioranza.

di Dario Salvi

Tbilisi (AsiaNews/Agenzie) - Domani 31 ottobre i cittadini della Georgia, piccola nazione di 3,7 milioni di abitanti nel Caucaso, sono chiamati alle urne per le elezioni politiche dall’esito incerto, fra crisi economica che morde e pandemia da nuovo coronavirus. Analisti e osservatori internazionali guardano con attenzione al voto, per capire quale direzione prenderà la nazione e se andrà verso l’Europa o la Russia. In questi anni il governo in carica avrebbe fatto un doppio gioco, mostrando una politica occidentale pur agendo nell’interesse di Mosca.

Per l’ex presidente e leader in esilio del principale partito di opposizione Movimento nazionale unito (Mnu) Mikhaïl Saakashvili queste ore sono l’occasione per un ultimo bagno virtuale di folla, con i sostenitori intenti a sventolare le bandiere nazionali rosse e bianche. Riuniti nella piazza centrale della capitale, dove un tempo svettava la statua di Lenin, essi cercano di dare una spallata al governo e al partito di maggioranza Sogno georgiano, guidato dal miliardario Boris “Bidzina" Ivanishvili già Primo Ministro nel 2012. 

Nelle scorse settimane i principali sondaggi davano come vincitore la coalizione al potere, grazie alla gestione della pandemia di Covid-19. Tuttavia, un picco improvviso nei contagi in questa prima stagione autunnale (con 35mila casi e 273 morti) e la crisi economica, che si somma a una corruzione diffusa e all’ostilità di Bruxelles e Washington hanno mischiato le carte e resto incerta la competizione elettorale. 

Secondo l’analista politico Gia Nodia il partito di governo “controlla tutte le leve del potere e della giustizia” e utilizzerà questa posizione di forza “per colpire l’opposizione”. Una eventuale sconfitta, aggiunge, rappresenterebbe “una prima volta” per il Paese. Fra gli elementi di novità, vi è il tentativo fra le fila dell’opposizione di serrare i ranghi e dar vita (per la prima volta) a una formazione unitaria, dopo anni di litigi e divisioni che hanno favorito la maggioranza. 

Fra i cittadini non mancano critiche e accuse per le molte promesse disattese, fra cui l’aumento di salari e pensioni. Una manifestante, dietro anonimato, afferma che “non hanno fatto nulla” e “persino ai tempi dell’Unione sovietica si stava meglio” con una pensione mensile oggi di 58 euro. “Non ne possiamo più - accusa - non abbiamo fiducia nella polizia e nemmeno nella giustizia”.

Per Nodar Kharchiladze, del Centro per gli studi strategici georgiano (Gsac) a Tiblisi, il partito di governo afferma di non avere padrini, ma nei fatti è legato a Mosca. Prova ne è, spiega, il blocco del progetto del porto per acque profonde ad Anaklia, che avrebbe rafforzato l’autonomia del Paese. La replica filo-governativa arriva per bocca di Téa Tsouloukiani, sostenitore di lungo corso di Ivanishvili ed ex-ministro della Giustizia: “Abbiamo garantito stabilità e siamo riusciti, per la prima volta, a far vivere la nazione in pace”. 

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