Vicario d’Arabia: nell’Anno giubilare migranti cattolici ‘pellegrini della speranza’

In occasione del giubileo, inaugurato a fine dicembre ad Abu Dhabi, mons. Martinelli ha pubblicato una lettera pastorale ai fedeli del Golfo. La speranza cristiana, fondata sull’amore di Dio, resta e resiste nelle difficoltà. L’invito a compiere un pellegrinaggio in una delle chiese santuario per sperimentare “la misericordia di Dio”.

Abu Dhabi (AsiaNews) - Siate “pellegrini della speranza” in una realtà “migrante, sempre in movimento”. È il monito lanciato da mons. Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia meridionale (Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen), in occasione del Giubileo della speranza che per la comunità cattolica diventa occasione per riflettere sulle caratteristiche peculiari della Chiesa locale: il suo essere composta il larghissima maggioranza da migranti economici i quali, nonostante le difficoltà e i problemi, non devono perdere di vista la missione di essere testimoni di speranza. 

In concomitanza con l’inizio dell’Anno della speranza indetto da papa Francesco per il 2025 il vicario ha pubblicato una lettera pastorale delineando le “caratteristiche” della Chiesa del Golfo, realtà di “migranti in cammino”, contestualizzata all’evento giubilare “fonte di grazia e riconciliazione”. La cerimonia di inaugurazione si è svolta il 28 dicembre scorso ad Abu Dhabi e ha rappresentato un momento di festa per tutto il vicariato dell’Arabia meridionale.

La lettera, inviata per conoscenza ad AsiaNews, sottolinea che la speranza cristiana, fondata sull’amore di Dio più che sul mero ottimismo, resta e resiste anche nelle difficoltà. Essa, inoltre, è particolarmente importante per i fedeli migranti che devono affrontare ulteriori sfide e criticità, fra le quali vi sono la separazione dalle famiglie di origine, l’adattamento a una nuova realtà e la precarietà (e fragilità) della loro vita, nell’attesa di un ritorno nel Paese di origine.

Mons. Paolo esorta a considerare la condizione di migranti, caratteristica peculiare del territorio vicariale, come parte “del nostro cammino spirituale” verso il Regno dei cieli, riponendo “la nostra speranza solo in Cristo”. “Se fissiamo la nostra speranza su cose che passano, ci esponiamo alla delusione perché tutto cambia. Ma se riconosciamo - prosegue il prelato - che Cristo è la nostra speranza, saremo anche in grado di vivere le situazioni difficili con pazienza e tenacia, sapendo che il Signore porta sempre a compimento il bene che ha iniziato in noi”.

In questo cammino, il vicario d’Arabia incoraggia i cattolici del Golfo “a sostenerci a vicenda e a camminare insieme nella fede e nell’unità, come espresso nel Credo niceno mentre celebriamo il 1700° anniversario del Concilio di Nicea in questo anno giubilare”. Al termine della lettera, mons. Martinelli richiama i fedeli a compiere “un pellegrinaggio in una delle chiese santuario per sperimentare la misericordia di Dio, e a partecipare agli incontri che si terranno nelle parrocchie per approfondire i contenuti della nostra fede”.

“La gioia cristiana - ricorda mons. Martinelli - si basa sulla fede e sulla speranza, radicate nell’amore. Il Signore è vicino, ci dice San Paolo. Questo è il fondamento della gioia cristiana. È una gioia possibile anche nei momenti di difficoltà, perché è radicata nella vicinanza di Dio. È proprio questa vicinanza di Dio che celebreremo nel Giubileo 2025. Ricorderemo ancora una volta che il Verbo di Dio si è fatto carne e ha preso dimora tra noi per sempre (Gv 1,14). Non è venuto solo nel passato. Viene in mezzo a noi ogni giorno. Passiamo quindi dalla gioia del Giubileo di sant’Areta e dei suoi compagni martiri - afferma il prelato, ricordando l’anno da poco concluso - alla gioia più grande del Giubileo dell’Anno Santo del Signore”.

Questo anno giubilare, che unisce i temi della speranza con quello delle migrazioni, potrà aiutare a “scoprire come la fede cristiana cambia la vita, rinnova il nostro cuore”. E ancora, conclude il prelato, cambia “le nostre relazioni, il nostro modo di intendere e sentire la vita quotidiana, alla luce dell’amore di Dio che si è rivelato in Gesù e nel dono dello Spirito Santo”.

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