Teheran chiede aiuto all’Onu per i fondi iraniani congelati negli Usa, gestiti dalla Corte suprema

Una lettera di Javad Zarif a Ban Ki-moon, ricorda le ingiustizie subite dal popolo iraniano a causa della politica Usa. Critiche alla Corte suprema che permette lo sblocco di fondi congelati per ricompensare le vittime del terrorismo a Beirut.

di Darius Karimian

Teheran (AsiaNews) – L’Iran ha chiesto alle Nazioni Unite di intervenire presso gli Stati Uniti per fermare una decisione della Corte suprema, che permette l’uso di circa 2 miliardi di dollari in fondi iraniani congelati, per ripagare le vittime di attacchi terroristi di stampo sciita, compreso quello alla base dei marines Usa a Beirut nel 1983.

La decisione della Corte permetterà un aiuto per 1300 parenti dei 241 marines morti nell’attacco. Il governo Usa ritiene che i responsabili dell’attentato siano gli Hezbollah ed essi, secondo il governo Usa, sono sostenuti dall’Iran. Teheran rifiuta le accuse e chiede invece che i fondi iraniani, bloccati negli Stati Uniti vengano riportati in patria, essendo ormai finito l’embargo.

In una lettera al segretario generale Onu, Ban Ki-moon, Il ministro iraniano degli esteri, Javad Zarif, fa notare che la decisione della corte americana avrà “catastrofiche implicazioni” ed erode Il principio dell’immunità degli Stati.

La diatriba è scoppiata proprio dopo la fine dell’embargo e quando tutti si aspettano gli Stati Uniti onorino l’accordo sul nucleare firmato a Vienna nel luglio scorso. Secondo molti osservatori, Washington sta facendo di tutto per minare l’accordo e questa polemica sui fondi per ripagare le vittime del terrorismo è un modo per evitare il libero trasferimento di fondi iraniani dagli Usa a Teheran.

“La Repubblica islamica- si afferma nella lettera – considera il governo Usa responsabile per questo oltraggioso furto, mascherato da ordine della corte, ed è determinato a prendere ogni misura legale per recuperare le proprietà rubate e gli interessi accresciuti a partire dalla data in cui esse sono state bloccate dagli Stati Uniti”.

 “Sono gli Stati Uniti – continua la lettera – che dovrebbero pagare le riparazioni al popolo iraniano per le loro politiche di permanente ostilità”. E si accusa Washington di aver “rovesciato il governo democraticamente eletto nel 1953 [quello di Mossadek- ndr]” e di aver sostenuto “la brutale dittatura” dello scià, seguita subito dopo, dal 1953 al 1979. E si ribatte che gli Stati Uniti dovrebbero pagare a Teheran i danni per aver abbattuto un aereo passeggeri iraniano nel 1988.

Tale lettera è l’ultima in una serie di lamenti di parte iraniana che fanno notare le difficoltà ad avere accesso al sistema finanziario internazionale – per boicottaggio Usa – pur rispettando i patti dell’accordo. L’amministrazione Usa dichiara di aver preso nota delle richieste e sta cercando di affrontare le critiche iraniane.

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