Patriarca Kirill in Medio Oriente: no alla cristianofobia; sì a cambiamenti politici pacifici

Il capo della Chiesa ortodossa russa invita i leader politici ad ascoltare le esigenze della popolazione. La preoccupazione per i cristiani in Egitto, Libia e Iraq. La tre giorni in Siria e Libano si è conclusa ieri.

di Nina Achmatova

Mosca (AsiaNews) - Un appello a rispettare le minoranze cristiane nel nuovo Medio Oriente ridisegnato dalle primavere arabe e un invito ai leader politici all’ascolto delle esigenze delle loro popolazioni. Sono queste le piste su cui si è incentrata la “missione di pace” del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill, che tra il 12 e il 15 novembre ha visitato Siria e Libano incontrando i vertici di Stato e i rappresentanti delle comunità religiose locali.

A Beirut, in un colloquio col presidente Michel Suleiman, il capo della Chiesa russo-ortodossa ha discusso della delicata situazione in Medio Oriente e ha concordato sulla necessità di prevenire nuove ondate di cristianofobia, raggiungendo i necessari cambiamenti politici “in modo pacifico”. “Siamo molto preoccupati per la posizione dei cristiani in Egitto, Libia e Iraq – ha detto il Patriarca – mentre allo stesso tempo assistiamo a una crescita radicale della cristianofobia in altri Paesi”.

Il leader religioso ha poi ribadito quella che è la stessa posizione del Cremlino circa le evoluzioni politiche nella regione: cambiamenti sono necessari, ma devono avvenire in modo pacifico, sulla base del dialogo, senza interferenze esterne e tenendo conto anche delle minoranze come i cristiani.
Dal canto suo Suleiman ha auspicato che cessino le violenze nei Paesi arabi e che si arrivi a riforme democratiche nel rispetto di tutte le comunità di cittadini.

A Damasco, dove aveva incontrato, tra gli altri, anche il presidente Bashar al-Assad, Kirill ha chiesto la “promozione del dialogo”, per mettere fine agli otto mesi di proteste anti-governative puntualmente represse nel sangue.

La visita in Siria e Libano si colloca nel quadro della crescente apprensione del Patriarcato di Mosca - condivisa dal Vaticano - per la situazione delle minoranze cristiane nella regione, dove cresce l’instabilità sociale e politica, ma fa anche da sponda alle iniziative del Cremlino di porsi come intermediario privilegiato nello scacchiere mediorientale. 

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