Sud-est asiatico, persi 6 miliardi di dollari per il mancato riciclo della plastica

Più del 75% delle plastiche riciclabili in Malaysia, Thailandia e Filippine vengono gettate. Per la Banca mondiale è una “significativa opportunità di business” perduta. I rifiuti vanno a inquinare i corsi d’acqua e i mari. Ogni anno fino a 13 milioni di tonnellate di rifiuti entrano negli oceani, l’Asia responsabile per oltre l’80%.

di Dario Salvi

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) - Oltre il 75% delle plastiche riciclabili in Malaysia, Thailandia e Filippine vengono gettate fra i rifiuti comuni, sprecando una “significativa opportunità di business”. È quanto emerge da un recente studio redatto dagli esperti della Banca mondiale, secondo cui le nazioni del Sud-est asiatico perdono fino a sei miliardi di dollari all’anno per la mancata attività di riciclo, con plastiche monouso buttate via invece di essere recuperate e riutilizzate. 

Per gli esperti della Banca mondiale, i modelli economici basati sull'economia circolare aiutano a diminuire i rifiuti nelle discariche e il rischio che una buona parte di questi possa finire nei corsi d’acqua o nei mari. In occasione del summit sugli oceani Onu del settembre 2017, Cina, Filippine, Indonesia e Thailandia si erano impegnate a ridurre la plastica riversata nei mari. All’evento era presente anche il card. Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, il quale aveva lanciato l’allarme: se non verranno assunte misure “questo secolo potrebbe essere testimone di una distruzione degli ecosistemi che non ha precedenti”. 

La Thailandia, la maggiore potenza petrolchimica del Sud-est asiatico, è in fondo alla classifica delle nazioni virtuose con meno del 18% della plastica riciclata. Bangkok è indietro anche nel riciclo di vecchi smartphone, tablet e strumenti tecnologici in disuso, una buona pratica che andrebbe a vantaggio dell’ambiente e ad alimentare le aziende specializzate nell’e-waste, il recupero di apparecchi elettronici. Nell’ultimo periodo il Paese ha mostrato un crescente interesse e maggiori investimenti nelle strutture dedite al riciclo, ma l’industria della plastica resta sempre un settore minoritario con un contributo di 37 miliardi di dollari all’economia (dati del 2018), pari al 7% del Pil. 

La situazione appare migliore in Malaysia e Filippine, dove i marchi più importanti del settore hanno posto più attenzione ai materiali riciclati all’interno della catena produttiva. Tuttavia, quanti si occupano del recupero sono realtà di piccola e media grandezza, che non hanno la capacità e la possibilità di far fronte a domande su scala industriale. 

Per Ndiamé Diop, direttore nazionale della Banca mondiale per Brunei, Malaysia, Filippine e Thailandia, gli studi mostrano che “esiste una opportunità non sfruttata” di “benefici ambientali ed economici con interventi chiari e complementari nel settore pubblico e privato”. 

Stabilire obiettivi di raccolta, imporre standard di progettazione per il riciclaggio e requisiti per la raccolta dei rifiuti del settore può essere una occasione ulteriore di sviluppo per il Sud-est asiatico. Tuttavia, i governi dovrebbero aumentare l’efficienza nello smistamento, limitare lo smaltimento dei rifiuti di plastica nelle discariche ed eliminare in modo graduale gli articoli non essenziali, oltre a ridurre i rischio che si riversino nei corsi d’acqua. Ogni anno fino a 13 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica entrano negli oceani, con l’Asia responsabile per oltre l’80%; Thailandia e Filippine sono rispettivamente terza e sesta nazione al mondo per materiali inquinanti in plastica.

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