Francis: un ‘pastore di speranza’ per i cattolici malaysiani

Il vescovo di Penang, 74 anni, e nato da una famiglia di radici indiane e si è formato nello storico "Seminario dei martiri" di cui avverte l'eredità. Guida una Chiesa vivace e multiculturale con comunità indigene e migranti di diverse provenienze. Al Sinodo ha invocato l'orizzonte di una Chiesa che veramente “cammina con la gente”.

di Joseph Masilamany

Penang (AsiaNews) - Nel cuore storico di Penang, sotto la guida del vescovo Sebastian Francis, uno dei nuovi cardinali della Chiesa cattolica in questi giorni a Roma per eleggere il successore di papa Francesco, sta avvenendo una trasformazione silenziosa ma significativa.

Nato a Johor Baru nel 1951 da una famiglia malese di origine indiana, il porporato ha dedicato quasi cinque decadi al ministero sacerdotale. Ordinato nel 1977, il card. Francis ha ricoperto diversi incarichi pastorali, amministrativi e accademici prima di essere nominato vescovo di Penang da Papa Benedetto XVI nel 2012.

Il suo motto episcopale “Christus spes gloriae” (Cristo speranza della gloria) continua a plasmare la sua visione pastorale per una diocesi variegata e in evoluzione. Nel settembre 2023, papa Francesco lo ha elevato al rango cardinalizio, diventando così il secondo porporato della Malaysia dopo il defunto Anthony Soter Fernandez.  La nomina è stata vista come un riconoscimento del suo costante impegno a costruire ponti nella società multi-religiosa e multiculturale della nazione del Sud-est asiatico.

La diocesi di Penang, istituita nel 1955, copre gli Stati settentrionali della Malaysia - Penang, Kedah, Perlis, Perak settentrionale e Kelantan - dove i cattolici costituiscono una piccola, ma vivace minoranza tra le comunità musulmane, buddiste, indù e taoiste. Con una stima fra i 70 e gli 80mila cattolici, essa rispecchia la diversità etnica del Paese, unendo sotto un unico ombrello pastorale comunità cinesi, indiane, eurasiatiche, indigene e migranti.

Alla guida di questa dinamica Chiesa, il card. Francis ha dato priorità a tre missioni chiave: promuovere il dialogo interreligioso; dare spazio ai giovani; raggiungere gli emarginati. Conosciuto per la sua accessibilità e umiltà, si reca spesso in visita pastorale nelle parrocchie rurali, nei villaggi indigeni e nei centri per migranti, impegnandosi di persona con coloro che vivono nelle periferie. Il suo stile di leadership rispecchia da vicino la visione più ampia di papa Francesco: una Chiesa sinodale che ascolta, accompagna e serve. Durante il Sinodo del 2023 in Vaticano, il porporato è stato una voce attiva nel sostenere una maggiore inclusione, compassione e una Chiesa che veramente “cammina con la gente”.

Formatosi a Roma e negli Stati Uniti, ma profondamente radicato nel contesto malaysiano, il card. Francis porta nel suo ministero sia profondità teologica che sensibilità pastorale. Rimane un forte sostenitore della giustizia sociale, dell’armonia religiosa e della dignità di tutti i popoli, valori urgentemente necessari in un mondo sempre più diviso. Un capitolo formativo del suo percorso si è svolto al College General di Penang, dove ha completato gli studi sacerdotali dal 1971 al 1976. Fondato oltre 360 anni fa, l’istituto è uno dei seminari più antichi dell’Asia e occupa un posto di rilievo nella storia della Chiesa locale e di tutto il continente.

Conosciuto come Collegio dei Martiri, è stato una culla di santi e missionari che hanno dato la vita per la fede, in particolare durante i periodi di persecuzione in Vietnam e in altre parti del Sud-est asiatico. Prima di salire alla ribalta della Chiesa globale con la berretta cardinalizia, il porporato ha servito il collegio come docente e formatore dal 1980 al 1997. Insegnare e formare i futuri sacerdoti in un’istituzione del genere non è un onore da poco. I suoi anni sono stati segnati da un impegno costante nella formazione intellettuale, spirituale e pastorale dei seminaristi insegnando non solo con le parole, ma attraverso l’esempio vivo della sua semplicità, compassione e fedeltà. 

Parlando di recente con un interlocutore malaysiano il card. Francis ha voluto approfondire, riflettendo, il suo legame duraturo con il Collegio Generale, che “si estende per molti anni - prima come seminarista dal 1971 al 1976, poi di nuovo dal 1980 al 1997 come formatore e docente, e continuando dal 2012 a oggi come vescovo di Penang e presidente del Collegio Generale”. “Sono stato profondamente influenzato - ha proseguito - dal fatto che questo collegio, dai tempi del seminario fino ad oggi, viene chiamato ‘Collegio dei martiri’. Gli ex studenti sono stati martirizzati soprattutto in Vietnam e due formatori sono stati martirizzati in Corea. Abbiamo un’eredità orgogliosa di oltre 50 martiri che sono stati formati e addestrati al Collegio Generale”.

“Il martirio di questi uomini - afferma il card. Francis . ha lasciato un impatto duraturo e permanente su di me: sapere di appartenere a un’istituzione che dura da secoli, adattata in diversi luoghi, da Ayutthaya (Thailandia), all'India e infine a Penang. È profondamente impresso in me il fatto che tanti nostri fratelli del Collegio Generale abbiano consegnato la loro vita per il Vangelo”.

Mentre il gregge del nord della Malaysia guarda al futuro, il vescovo e cardinale si erge come un faro di speranza e di leadership costante, portando avanti una missione di fede, dialogo e servizio che diventa esperienza stessa del suo motto: “Christus spes gloriae”.

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