Almeno 70 i morti nella repressione in Myanmar

Lo sostiene il gruppo Buddhist Peace Fellowship, alcuni membri del quale hanno visitato da poco il Paese e incontrato attivisti e bonzi. La stima è oltre il doppio di quella fornita dal relatore Onu Pinheiro, 31 vittime. La giunta continua a negare.

Yangon (AsiaNews) – Sarebbe almeno di 70 morti il bilancio della repressione operata dalla giunta birmana a fine settembre contro monaci buddisti e manifestanti anti-regime. Lo sostiene il gruppo Buddhist Peace Fellowship, secondo il quale la cifra fornita dal relatore speciale Onu per i diritti umani, Sergio Pinheiro, è di molto inferiore alla realtà. L’agenzia Reuters riporta la testimonianza del delegato australiano del gruppo, che sotto mentite spoglie ha visitato di recente il Myanmar e parlato con attivisti e monaci.

 

Jill Jameson è entrato nella ex Birmania accompagnato da due sacerdoti thailandesi e uno americano, come turisti. Hanno poi incontrato operatori sociali, gruppi di solidarietà e attivisti che hanno partecipato alle dimostrazioni nate in seguito all’immotivato caro benzina deciso dal governo militare a metà a agosto. “Fonti attendibili – rivela Jameson – ci hanno detto che almeno 70 persone sono state uccise dopo le manifestazioni, in carcere; forni crematori erano usati a pieno regime nelle prime ore del giorno fuori Yangon per nascondere il vero numero delle vittime”. “Un monaco insegnante di inglese in una scuola per orfani, gestita dal suo monastero – continua l’australiano – ci ha detto che da settembre sono scomparsi 200 tra bonzi e novizi”. I soldati detengono in carceri - ufficiali e non ufficiali - non solo i manifestanti, ma anche chi ha osato semplicemente battere le mani ai bordi delle strade mentre sfilano i cortei o offrire acqua e cibo ai bonzi.

 

Al momento la Commissione Onu per i diritti umani a Ginevra sta discutendo il rapporto presentato da Pinheiro sulla sua ultima visita in Myanmar. Reso noto il 7 dicembre scorso, il documento stima in almeno 31 i decessi per lo “scioccante livello di violenza” usata dai militari sui manifestanti. Pinheiro ha consegnato al governo birmano una lista di 653 persone detenute, 74 persone scomparse e 16 uccise, che si sommano all'elenco di 15 morti fornito dalle autorità. La risposta, scontata, della giunta è arrivata per bocca dell’ambasciatore birmano a Ginevra, Wunna Maung Lwin: “Siamo delusi dal rapporto, che non riflette assolutamente la situazione reale e risulta privo di obiettività e fondamento”.

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