Aung San Suu Kyi, altri sei mesi di arresti domiciliari

Il provvedimento a carico della leder democratica birmana scadeva oggi, ma la giunta lo ha esteso di sei mesi. Arrestati 20 attivisti della Lnd, che marciavano verso la casa dove la “Signora” è segregata continuativamente dal 2003.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) – Aung San Suu Kyi, l’icona del movimento democratico birmano e leader dell’opposizione, rimarrà altri sei mesi agli arresti domiciliari. La giunta militare che governa il Myanmar ha prorogato per l’ennesima volta il provvedimento a suo carico, in scadenza proprio oggi. Suu Kyi, 62enne, ha passato oltre 12 degli ultimi 18 anni in prigione o agli arresti domiciliari. Nelle ultime elezioni generali libere nel 1990, il suo partito – la Lega nazionale per la democrazia (Lnd) - aveva stravinto; ma i militari, al potere dal 1962, non hanno riconosciuto i risultati, confinandola in carcere. Dal 2003, senza alcuna interruzione, è “segregata” nella sua casa di Yangon, sotto stretta sorveglianza.

 

La decisione del regime potrebbe creare tensioni con i Paesi occidentali, che hanno promesso decine di milioni di dollari in aiuti al Myanmar in seguito al devastante ciclone Nargis, che ha fatto 133mila tra morti e dispersi. Gli arresti della “Signora”, come viene chiamata in Birmania la Suu Lyi, sono da tempo motivo di attrito tra la giunta e la comunità internazionale.

 

Membri della Lnd hanno approfittato oggi dell’attenzione sul caso per denunciare i risultati del referendum-farsa con cui i militari portano a casa una nuova Costituzione che ne legittima lo strapotere. Secondo i dati ufficiali il 93% degli elettori si è espresso per il “sì”. Ma in tutto il Paese il voto è stato segnato da brogli e ogni tipo di intimidazione.

 

Prima della notizia dell’estensione dei domiciliari, la polizia ha arrestato 20 attivisti della Lnd che stavano marciando pacificamente verso la casa della “Signora”.

 

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