Mae Sot (AsiaNews) – Sono nove i campi profughi lungo il confine occidentale della Thailandia con il Myanmar, ma con i suoi 43mila “ospiti” quello di Mae La è di gran lunga il più grande. In questo tratto di terra, a nord di Mae Sot, confluiscono i birmani in fuga da quella che numerosi analisti definiscono la “più lunga guerra civile in corso al mondo”: quella tra la giunta militare e la minoranza etnica karen, ma anche mon e shan.
In un suo recente report dal posto, la Cnn raccoglie le testimonianze di alcuni rifugiati. “Sono venuta qui 10 anni fa – dice una giovane madre – dopo che il mio villaggio è stato bruciato e il mio riso confiscato”. Le storie che racconta questa gente, per lo più buddisti e cristiani, si assomigliano tutte: sanguinosi attacchi dell’esercito birmano, lavoro forzato, distruzione di case e raccolti, riduzione a schiavitù.
I campi profughi sono gestiti dal Thailand Burma Border Consortium (Tbbc), un’unione di 11 Ong internazionali, che provvede a fornire cibo, rifugio e assistenza medica. Secondo il direttore del Tbbc, Jack Dunford, quello che succede a questa gente è ormai niente più che una “storia dimenticata” per la comunità internazionale. Il ciclone Nargis - che tra il 2 e il 3 giugno scorso ha ucciso e disperso oltre 130mila persone nel sud del Myanmar - ha sollevato i timori di un nuovo ingente flusso migratorio verso questi campi di confine. Saay Tae Tae, coordinatore del Karen Refugees Committe, è convinto, però, che l’eventuale “inondazione” di profughi sarà lenta e impiegherà mesi per attuarsi. Arrivare qui per i birmani è molto difficile: “i militari ostacolano ogni spostamento e la gente non ha soldi per pagare il trasporto”, spiega Saay.
Il campo di Mae La è in funzione da 25 anni. Nel 1997 è stato attaccato dall’esercito birmano, ma da allora vive una situazione di pace, anche se la tensione si alza durante la stagione secca, quando – dicono alla Tbbc – i militari preferiscono condurre le loro operazioni.
Anche se fuggiti dal pericolo imminente della guerra, i rifugiati birmani continuano a dover affrontare numerosi problemi: disoccupazione per gli adulti e i giovani, istruzione per i bambini, sanità e la difficoltà generale di riuscire a costruirsi di nuovo una vita guardando al futuro.










