Yangon (AsiaNews) – La Conferenza di Panglong del XXI secolo sia l’opportunità “per raggiungere un accordo per il bene del Paese e soprattutto dei bambini, che sono quelli che soffrono di più a causa della guerra che si protrae da ormai da 70 anni”. È l’appello lanciato dal “Myanmar Interfaith for Children”, piattaforma interreligiosa a scopo umanitario, in vista della conferenza di pace che il governo sta organizzando con l’esercito e tutti i gruppi etnici che combattono per l’autonomia. L’evento è programmato per il prossimo 31 agosto.
Il messaggio è stato pubblicato dopo un incontro avvenuto ieri presso il Chatrium Hotel di Yangon, cui hanno partecipato circa 200 rappresentanti di tutte le religioni, membri del governo, parlamentari e funzionari dell’Onu. Il “Myanmar Interfaith for Children” è nato nel 2014 grazie alla collaborazione fra la ong “Ratana Metta Organization” (Rmo) e l’Unicef.
I bambini, scrivono i leader religiosi, “rappresentano circa un terzo della popolazione del Paese, perciò noi abbiamo il dovere di interrompere il conflitto ora e proteggere il loro futuro. La guerra impedisce ai bambini di sviluppare il loro pieno potenziale e ostacola la crescita del Myanmar”. “Gran parte dell’avvenire della nazione – continua il comunicato – dipende da ciò che la società sarà in grado di fare per i minori”.
Il “Myanmar Interfaith for Children” – di cui fanno parte la comunità cristiana, musulmana, indù e buddista – chiede che la conferenza di Panglong si concentri su due obiettivi primari: la conclusione dei conflitti e l’inizio della pace; la salvaguardia dei bisogni e dei diritti dei bambini. Sitagu Sayardaw Dr. Ashin Nyanaissara, leader buddista, ha spiegato che “i conflitti e le violenze nascono sempre da pensieri egoisti. Solo rinunciano ai due estremi e venendo ad un compromesso, come dice il Buddha, potremo ridurre le violenze”.
La conferenza del 31 agosto è la più importante assemblea di pace da quella del 12 febbraio 1947 che diede vita al Myanmar. L’obiettivo è quello di ridurre le tensioni fra le oltre 135 etnie che hanno sempre faticato a convivere in maniera pacifica e che combattono tuttora con il governo centrale e la sua componente di maggioranza birmana.










