Cattolici e qualche prete a fianco di monaci e manifestanti

Nelle chiese prima del coprifuoco si prega il rosario per il bene della nazione. La situazione economica è a rischio fame. Il sostegno dei monaci vince la paura.

Yangon (AsiaNews) – Fra le persone che marciano sfidando i divieti della giunta vi sono anche molti studenti cattolici e qualche sacerdote. Lo confermano ad AsiaNews fonti locali. I vescovi del Myanmar hanno diramato giorni fa una dichiarazione in cui chiedevano ai  600mila cattolici del Paese di pregare per il popolo birmano e per la riconciliazione nazionale. Il messaggio domandava ai sacerdoti di non essere implicati in modo diretto nelle manifestazioni, ma lasciava ai laici la responsabilità di operare per il bene della nazione.

In questi giorni nelle parrocchie birmane, alla sera prima del coprifuoco, vi sono stati momenti di preghiera con la recita del rosario. Ma intanto a Yangon e Mandalay studenti cattolici delle scuole superiori e dell’università hanno partecipato alle marce insieme alla popolazione. Fra i sacerdoti vi sono anche alcuni che visitano i monaci buddisti e li sostengono nel loro impegno.

“La storia della Chiesa birmana – ha detto un fedele ad AsiaNews – è piena di martiri. Non abbiamo paura di rischiare la nostra vita per il nostro Paese”.

Secondo altre fonti di AsiaNews , sebbene vi sia il divieto di fare assembramenti con più di 5 persone e vi sia il coprifuoco, la gente è determinata a proseguire le marce per riuscire ad aprire un varco nella mancanza totale di libertà e di dialogo imposto dalla giunta.

“Le persone qui sono disperate, soprattutto per l’insostenibile situazione economica. Le famiglie non hanno soldi per comprare il riso, non c’è elettricità, né gas. La presenza massiccia di militari ci fa paura, ma non ci ferma. I nostri monaci, consumati dalle marce e dalle violenze dei soldati, ci commuovono e ci spingono a proseguire nella lotta”.

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