Dal carcere aiuta gli sfollati: il Natale di Misericordia di un cristiano Kachin

I cattolici del Myanmar per le feste hanno lanciato progetti di solidarietà a favore dei profughi Kachin e Shan, in fuga dalla guerra. Fra questi vi è Patrick Kum Lee, in prigione per aver condiviso un post sui social riguardante il capo dell’esercito. Rischia fino a tre anni di galera, ma il suo pensiero corre agli sfollati. Obiettivo: fornire un pasto a tutti a Natale.

di Yaung Ni Oo

Yangon (AsiaNews) - Iniziative di solidarietà in favore degli sfollati Kachin e Shan, costretti a fuggire dalla guerra in corso fra l’esercito birmano e le milizie ribelli locali. Raccolte fondi per distribuire un pasto in occasione del pranzo di Natale e visite mediche per valutare lo stato di salute di quanti vivono nei campi profughi. È questo lo spirito che anima l’Avvento e l’inizio dell’Anno della Misericordia per i cattolici in Myanmar, che si preparano a celebrare la festa della nascita di Gesù con un’attenzione particolare riservata alle persone in difficoltà. Il 13 dicembre scorso si è celebrata l’apertura delle Porte Sante a Yangon, Pathein e nella maggior parte delle diocesi, con messe (con il rinnovamento delle promesse battesimali e il credo), funzioni, canti e catechismo. 

In questi giorni dall’ex Birmania arrivano molte storie di carità e aiuto al prossimo, secondo l’appello lanciato da papa Francesco il quale ha esortato a più riprese i fedeli ad andare incontro ai più bisognosi. Fra le tante anche quella di Patrick Kum Lee, un cristiano Kachin finito in carcere di recente - in base alla legge sui media - per aver condiviso un post su Facebook riguardante il capo dell’esercito Min Aung Hlaing. Ora rischia fino a tre anni di prigione. 

Le sue condizioni di salute in una cella del carcere di Yangon sono deteriorate e a nulla sono valse, sinora, le varie udienze in tribunale ai fini della scarcerazione. A dispetto delle difficoltà e della prospettiva di trascorrere il Natale il prigione, il suo pensiero corre agli sfollati Kachin e Shan nei campi profughi; decine di migliaia di persone sfollate a causa della guerra, che continua tuttora a dispetto del tanto sbandierato accordo di pace del governo uscente con i gruppi etnici. 

Incontrando colleghi e attivisti dietro le sbarre, egli si è rammaricato perché quest’anno non potrà partecipare in prima persona alle iniziative umanitarie nei campi profughi in territorio Kachin, che devono affrontare temperature rigide e mancanza di cibo. Tuttavia, Patrick Kum Lee ha espresso pieno sostegno alla campagna ideata e lanciata dall’attivista cattolica Khon Ja Labang, che ha promosso un’iniziativa dal titolo “Condividere è prendersi cura”. Per Natale gli attivisti intendono raccogliere “1000 kyats per il pranzo della festa” da distribuire a tutti gli ospiti dei centri profughi. Perché nella nascita di Gesù, affermano gli attivisti, vi è l’invito a “restare uniti in ogni situazione, condividendo e prendendosi cura degli altri anche nelle situazioni più difficili”. Nessuna sbarra, aggiungono, può fermare Patrick dal perseguire i suoi ideali di “amore, cura condivisione”. 

Il progetto ha ricevuto il sostegno entusiasta di gruppi giovanili e associazioni cattoliche di Myanmar, Thailandia e Malaysia, a conferma che il “cuore” è “uguale per tutti” a dispetto della religione, della nazione, dell’etnia. Perché, spiegano fonti cattoliche locali, è più facile incontrare Gesù Bambino “nei poveri, minori, abbandonati e negletti dalla società, fra quanti non hanno casa né cibo a causa della guerra”. 

Fra le altre iniziative di solidarietà per Natale vi è quella della cantante e attrice Chit Thu Wai (ma un passato di studi nel settore della medicina), della parrocchia di Santa Maria a Yangon. Di recente ha visitato i campi profughi e ha messo a disposizione le proprie competenze per verificare la salute dei profughi e predisporre cure mediche in caso di bisogno. 

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