Bangkok (AsiaNews/Agenzie) - Sono 127 gli attivisti per la democrazia che hanno perso la vita nelle carceri del Myanmar dal 1988 ad oggi. Lo ha dichiarato l'"Associazione per l'assistenza dei prigionieri politici", un gruppo asiatico per la promozione dei diritti umani. Gli attivisti democratici sono morti a causa "di torture e maltrattamenti" da parte della Giunta militare che governa il Paese. Secondo l'Associazione, ad oggi sono più di mille i prigionieri che rischiano la stessa sorte.
"Molti attivisti democratici si legge nel rapporto - sono detenuti in condizioni critiche e la loro salute si deteriora di continuo. Inoltre rischiano di essere torturati. Se non verranno rilasciati subito, moriranno in carcere". Secondo il rapporto sono almeno 1.156 prigionieri politici nel Paese e solo lo scorso anno sono morti 10 attivisti.
"La comunità internazionale dovrebbe fare pressioni sul governo del Myanmar per costituire una commissione indipendente che possa giudicare il rapido incremento di oppositori politici deceduti nelle carceri del Paese", dichiara Paulo Sergio Pinheiro, ex inviato Onu per i diritti umani in Myanmar. "Questa commissione continua - dovrebbe identificare le vittime e risarcire le famiglie. Dovrebbe analizzare anche tutti i casi di persone scomparse".
Le dichiarazioni dell'Associazione arrivano tre giorno dopo l'imprevista decisione della giunta di autorizzare l'alto inviato Onu Ibrahim Gambari ad incontrare Aung San Suu Kyi, leader delle opposizioni e icona democratica. Il rapporto si intitola "Otto secondi di silenzio: la morte degli attivisti democratici dietro le sbarre". Otto è un numero significativo per gli attivisti democratici, in quanto l'8 agosto (8) 1988 il regime ha represso nel sangue una imponente manifestazione democratica della popolazione.










