La giunta minaccia di bandire il partito di Aung San Suu Kyi

In un annuncio a sorpresa i militari accusano la Lega nazionale per la democrazia di fomentare le recenti proteste contro il caro-benzina. Potenze straniere – secondo il governo - finanziano i movimenti d’opposizione. E il regime promette tolleranza zero.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) – La giunta militare al potere in Myanmar ha accusato il partito di Aung San Suu Kyi, la Lega nazionale per la democrazia (Ndl), di attacco politico e minaccia allo Stato. Il rischio ora è che la formazione, capeggiata dal Nobel per la pace possa essere dichiarata illegale. Proprio questa - secondo i generali - sarebbe dietro le forti proteste di piazza che da settimane percorrono il Paese contro il vertiginoso aumento del costo della benzina.

 

Le dichiarazioni del governo sono state diffuse ieri dalla televisione pubblica. Dopo avere interrotto la trasmissione di un film l’emittente, ha anche avvertito che il partito potrebbe essere messo al bando. Il portavoce della Nld, Nyan Win, ha già respinto ogni accusa chiarendo che il partito non sta facendo nulla di illegale. In queste settimane la Lega nazionale per la democrazia, vincitrice delle elezioni politiche del 1990 poi annullate dai generali, si è unita alle proteste contro l'aumento del prezzo del petrolio deciso dalla giunta lo scorso 15 agosto.

 

Nell’annuncio a sorpresa di ieri pomeriggio sono contenute accuse anche ad un “potente Paese” che sosterrebbe economicamente le attività dei gruppi d’opposizione. Si tratta degli Stati Uniti che secondo la giunta hanno fornito “100mila dollari con il pretesto degli aiuti ai rifugiati”, mentre il denaro è stato poi usato per corsi di addestramento in fabbricazione di bombe e altre attività terroristiche.

 

Il giorno precedente, 8 settembre, i militari avevano accusato 13 prigionieri politici di terrorismo, per aver “chiesto aiuto a organizzazioni, ambasciate e governi internazionali”. Ora i militari promettono tolleranza zero contro ogni forma di protesta facendo presagire un più stretto giro di vite sui movimenti pro-democrazia.

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