Yangon (AsiaNews) – Le forze di sicurezza hanno isolato almeno 5 monasteri buddisti per prevenire proteste contro il governo capeggiate dai monaci.
Cordoni di militari hanno circondato i 5 più importanti monasteri di Yangon e anche le pagode Shwedagong e Sule, i punti di partenza e di arrivo delle marce di questi giorni.
La giunta ha preso la decisione dopo le impotenti minacce contro monaci e popolazione che hanno deciso di continuare le loro dimostrazioni. Ieri, per bloccare i raduni di decine di migliaia di persone, i soldati hanno sparato contro la folla uccidendo 9 persone, molte di più, secondo l’ambasciatore australiano. Fra questi vi è il giornalista giapponese Kenji Nagai, colpito da un colpo di arma da fuoco.
Il governo di Tokyo ha presentato una protesta formale al governo birmano e ha inviato un diplomatico per domandare chiarimenti sulla morte di Nagai. Secondo la giunta, il giornalista 50enne è stato colpito per errore nella confusione. Ma testimonianze dirette dicono invece che il video-reporter è stato ucciso di proposito da un soldato. Una fotografia scattata alcuni istanti prima della sua morte mostra Nagai steso per terra con una macchina fotografica mentre un soldato gli punta contro un fucile.
Le violenze di ieri e dei giorni scorsi mantengono altissima la tensione. La giunta continua a minacciare “azioni estreme” se la popolazione e i monaci non smettono di manifestare. Ma un monaco ha dichiarato che fra a gente e i monaci vi è ormai “un fronte unito” per continuare la lotta.
Intanto la comunità internazionale comincia a preoccuparsi per l’evoluzione della situazione. Fra tutte le dichiarazioni va registrata soprattutto quella dell’Asean, l’associazione che racoglie 10 Paesi del sud-est asiatico. Con un tono inusualmente duro, i ministri degli esteri dell’Asean chiedono che cessino le violenze contro i manifestanti per la democrazia. Il ministro degli esteri di Singapore, che ha fatto da portavoce delle conclusioni dell’incontro, ha riferito che i ministri “hanno avuto notizie dell’uso di armi automatiche e chiedono che il governo del Myanmar di smettere immediatamente di usare la violenza contro i manifestanti”. I ministri hanno espresso “la loro ripugnanza al ministro degli esteri birmano Nyan Win, di fronte alle notizie che le dimostrazioni sono state soppresse con la violenza e che ci sono stati dei morti”.
I ministri, infine, hanno chiesto con forza al Myanmar di esercitare moderazione e di cercare una soluzione politica e vogliono che la giunta militare cerchi la riconciliazione nazionale con tutte le parti e lavori per una pacifica transizione verso la democrazia.










