Myanmar, giornalista accusato di diffamazione nei confronti di un monaco nazionalista

Il cronista rischia tre anni di carcere. Il religioso aveva definito “difensori della razza e della religione” gli assassini di un avvocato musulmano oppositore del potere militare. L’accusato: “Inaccettabili le istigazioni all’odio”.

Yangon (AsiaNews/Rfa) – Le forze di polizia del Myanmar hanno reso pubblico ieri che Swe Win, importante giornalista e direttore di Myanmar Now, è accusato di diffamazione. La scorsa settimana il cronista aveva utilizzato un suo account Facebook per criticare un monaco buddista nazionalista che aveva elogiato l'assassinio di Ko Ni, uno dei più importanti avvocati musulmani della nazione, avvenuto in gennaio. L’avvocato era uno dei più apprezzati collaboratori di Aung San Suu Kyi, attuale consigliere di Stato, ministro degli Esteri e dell'Ufficio del Presidente del Myanmar.

La denuncia è stata presentata da Kyaw Myo Shwe, seguace di Wirathu, vice presidente del movimento nazionalista buddista Ma Ba Tha. Egli afferma che il giornalista ha diffamato il monaco con il suo articolo, apparso sull’account Facebook “Ba Kaung”.

Il 28 febbraio scorso, Swe Win aveva usato il proprio account per lanciare una dura critica nei confronti di Wirathu. Nel suo post, il giornalista aveva affermato che quella di Wirathu era “una grave violazione della parajika (il codice monastico buddista)". Il monaco nazionalista aveva espresso apprezzamento per il brutale assassinio di Ko Ni, critico del potere militare in Myanmar, definendo “difensori della razza e della religione del Myanmar” i colpevoli. L’assassino dell’avvocato era stato assunto da un ex ufficiale militare, tuttora in fuga.

Nella giornata di ieri, Swe Win ha difeso il suo post e ha affermato: “non posso consentire che Ma Ba Tha istighi all'odio in Myanmar sotto la copertura della religione”. “Stanno commettendo crimini di odio – ha continuato il giornalista – stanno distribuendo materiale che non è in linea con gli insegnamenti del Buddha. Quello di Wirathu è sostegno e incitamento all’omicidio”. L’accusato ha poi messo in dubbio l’opportunità dell’apertura di un caso per diffamazione contro di lui.

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