Ondata di bombe contro i civili, sospetti sulla giunta birmana

Ieri il quarto attentato in sei giorni. La giunta punta il dito contro i ribelli karen, ma non vi sono rivendicazioni. Secondo esperti in Myanmar, si tratta di un “vecchio metodo dei generali per giustificare un aumento delle misure di sicurezza nel Paese e continuare con la repressione dei dissidenti”. Intanto continua a crescere il malcontento tra la popolazione: per le strade barzellette anche sugli inviati di Onu e Ue.

Yangon (AsiaNews) – “È la solita strategia del regime militare, un vecchio metodo usato da decenni per giustificare l’intensificazione dei controlli e della repressione”. Ne sono convinti alcuni esperti birmani, che ad AsiaNews commentano l’ondata di attentati dinamitardi che dall’inizio del mese colpisce il Myanmar e che la giunta, invece, attribuisce ai gruppi ribelli.

Ieri una bomba è esplosa su un autobus lungo la strada fra Mandalay e Yangon (Rangoon) uccidendo il conducente. Si tratta della quarta esplosione di un ordigno in sei giorni.  I media controllati dalla giunta al potere accusano i separatisti della Karen National Union (KNU), a loro dire sostenuti dall'estero. Ma al momento non vi sono rivendicazioni. Il pullman proveniva dalla città settentrionale di Kyaukkyi, nell'area dove vive la minoranza karen. I separatisti si battono da più di mezzo secolo per ottenere l'indipendenza. Di recente la KNU ha accusato il regime di “genocidio” contro i civili karen. Il Myanmar ha siglato un cessate-il-fuoco con 7 gruppi etnici armati, ma la KNU è tra i pochi a non averlo sottoscritto.

 “Vi sono molte persone arrabbiate in Myanmar – commenta un diplomatico anonimo - ma non vi è una tradizione di attentati coordinati, come sembrano essere questi ultimi. Bisogna chiedersi a chi giova”. Analisti contattati da AsiaNews nel nord del Paese, che chiedono l’anonimato, ritengono che sia il governo ad avere il maggiore interesse in questo momento. “Non è la prima volta – spiegano – è un metodo in uso da decenni: quando la situazione interna è tesa, le autorità inscenano incidenti che servono a giustificare il potenziamento delle misure di sicurezza, vale a dire della repressione contro i dissidenti”.

E della stessa opinione è anche la popolazione. Dopo le violenze sui monaci buddisti che protestavano contro le ingiuste politiche dei generali, la gente si dice “stanca delle bugie del governo” e dei suoi soprusi. “Il malcontento cresce – raccontano alcuni commercianti a Yangon – nessuno crede più a quello che ci raccontano gli organi di stampa ufficiali. Ultimante anche i bonzi nelle loro prediche hanno iniziato a criticare velatamente il governo, non in modo diretto ma usando doppi sensi. Per le strade la gente inventa barzellette sull’inviato speciale Onu, Ibrahim Gambari e quello dell’Ue, Piero Fassino, che in tutti i loro viaggi e incontri non sono riusciti ancora a portare a casa nessun risultato concreto”.

 

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