Yangon (AsiaNews) – In una dichiarazione diffusa ieri, l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha chiesto alla comunità internazionale di non ripetere gli stessi “errori mortali del passato, come in Siria” e ha spinto a un’azione concertata per fermare la giunta militare nella loro “campagna di repressione e assassinio del loro popolo”.
Bachelet ha detto di temere che il Paese si stia dirigendo “verso un conflitto in piena regola”.
I timori si accrescono per le crescenti provocazioni dell’esercito verso i gruppi armati etnici e le loro risposte, che spingono il Paese verso una guerra civile.
Diversi Paesi occidentali, insieme a Corea del Sud e Giappone, hanno condannato le violenze della giunta, imposto sanzioni mirate e fermato contratti di aiuto allo sviluppo. Per Bachelet, “le dichiarazioni di condanna e sanzioni mirate e limitate non sono sufficienti”. Con un velato appello alla Cina e ai Paesi dell’Asean (Associazione delle nazioni del sudest asiatico), ella ha aggiunto: “Gli Stati influenti devono con urgenza applicare una pressione concertata sui militari in Myanmar per bloccare la serie di gravi violazioni dei diritti umani e possibili crimini contro l’umanità”.
Intanto il Paese, a causa delle violenze, assiste alla fuga di molti imprenditori stranieri. Lo sciopero di disobbedienza civile di quasi tutti i settori della società sta facendo scivolare l’economia – quasi tutta in mano alla giunta – verso il collasso.
Una recente previsione della Banca mondiale dice che quest’anno l’economia del Myanmar si ridurrà del 10%. L’agenzia Fitch Solutions ha detto che il Paese rischia di divenire un “Paese in fallimento”. Secondo Fitch, “il Tatmadaw [l’esercito] sta sempre più perdendo il controllo del Paese”, dove la vasta maggioranza sostiene Aung San Suu Kyi e il governo civile che è stato deposto.










