Poeta anti-golpista muore dopo arresto e probabili torture

Trovato senza vita dalla moglie in ospedale con estesi lividi sul corpo e gli organi espiantati. Morti anche un medico durante un raid militare a Thanlyin e un manifestante filo-democratico a Myinmu. Continua l’ondata di arresti. Giunta militare: il governo in esilio è un’organizzazione terroristica.

di Emanuele Scimia

Yangon (AsiaNews) – Il poeta Khet Thi è morto ieri dopo essere stato arrestato dalle forze di sicurezza e poi torturato. È quanto affermano i familiari di Ko Zaw Tun (il suo vero nome), che lo hanno trovato senza vita all’ospedale di Monywa. Al momento del riconoscimento egli aveva estesi lividi sul corpo e gli organi espiantati.

L’arresto era avvenuto il giorno prima presso l’abitazione di Khet Thi a Shwebo. Insieme a lui era stata fermata anche sua moglie, poi rilasciata. Il poeta era un attivo oppositore del colpo di Stato dello scorso primo febbraio con cui i militari hanno deposto il governo civile di Aung San Suu Kyi. Un suo verso (“Ci sparano in testa, ma non sanno che la rivoluzione è nei nostri cuori") è molto famoso fra i membri del movimento democratico.

Sempre ieri un medico è morto dopo essere caduto da un appartamento di un complesso abitativo a Thanlyin. L’incidente è occorso mentre i militari stavano perquisendo l’edificio, dove la notte precedente erano scoppiate proteste contro il regime. Le autorità hanno arrestato 16 persone, tra cui due donne e alcuni minori.

Le forze della giunta hanno ucciso ieri pomeriggio anche un manifestante a Myinmu, ferendone altri quattro. I dimostranti chiedevano la liberazione di due attivisti arrestati la mattina. Secondo la  Assistance Association for Political Prisoners, dallo scoppio delle proteste anti-golpe i militari del generale Min Aung Hlaing hanno ucciso 780 persone.

Nel frattempo, l’8 maggio i generali hanno designato il governo di unità nazionale (Nug) come un gruppo terroristico. L’accusa è di essere coinvolto in attentati esplosivi, incendi dolosi e uccisioni. Il Nug è nato lo scorso 16 aprile ed è composto da membri della Lega nazionale per la democrazia (il partito di Suu Kyi), e da rappresentanti dei gruppi etnici. Esso vuole scalzare la dittatura militare e varare una nuova Costituzione democratica e federale, in cui assieme all’unità del Paese si difende potere e gestione delle risorse da parte delle etnie.

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