Yangon (AsiaNews/Agenzie) – Si è chiusa con 8 arresti la manifestazione svoltasi a Yangoon, sfidando i divieti di raduno imposti dalla giunta militare che regge il Myanmar. Circa 25 persone hanno marciato nel centro cittadino lo scorso 22 febbraio, protestando contro il rincaro dei beni di prima necessità, la mancanza di un adeguato sistema sanitario e d’istruzione, la corruzione.
Manifestazioni del genere sono vietate nel Paese, dove vige ancora la legge marziale, entrata in vigore in seguito alle proteste nazionali studentesche del 1988, represse allora nel sangue. Il quotidiano governativo The New Light of Myanmar ha definito la manifestazione un tentativo di rivolta e ha avvertito che “il gruppo dei partecipanti verrà perseguito secondo la legge”. Secondo lo stesso giornale, si tratta di ex membri della Lega nazionale per la democrazia (NLD), il partito d’opposizione la cui leader, il Nobel Aung San Suu Kyi, è da anni agli arresti domiciliari.
I manifestanti si autodefiniscono “Comitato per lo sviluppo del Myanmar”;. Portando cartelloni e distribuendo volantini, hanno invitato il leader della giunta, gen. Than Shwe, ad agire per risolvere la crisi economica e sociale in cui versa la popolazione.
Secondo testimoni, la polizia anti-sommossa è intervenuta per fermare il corteo, ma senza usare la forza. Htin Kyaw, attivista per la democrazia, è stato arrestato sul posto; altri 5 sono stati prelevati ieri in serata dalle loro abitazioni alla periferia di Yangon. Detenuti anche due giornalisti birmani che lavorano per un’agenzia giapponese.
Raduni pubblici superiori alle 5 persone sono vietati in Myanmar, dove le protese dell’88 costrinsero alle dimissioni il gen. Ne Win, allora capo della giunta. Analisti vedono nella “coraggiosa” protesta di ieri il segno che “la gente sta perdendo la pazienza” con il regime e la sua politica.










