Goh: il pastore di Singapore che coniuga dottrina e tenerezza pastorale

Primo cardinale tra i grattacieli della città-Stato del Sud-est asiatico guida una Chiesa vivace e missionaria con umiltà, chiarezza e un cuore aperto al dialogo in un mondo sempre più secolarizzato. Al Sinodo ha evidenziato la stanchezza spirituale che spesso affligge le società solo apparentemente di successo.

di Joseph Masilamany

Singapore (AsiaNews) - Nella vivace e moderna metropoli di Singapore, dove i grattacieli scintillanti si ergono sopra i vivaci quartieri, la Chiesa cattolica ha trovato un leader fermo e compassionevole nel cardinale William Goh. Come primo cardinale in assoluto di questa nazione, rappresenta un simbolo potente della rilevanza della fede in un mondo sempre più secolarizzato. Con circa 395.000 cattolici, la Chiesa cattolica di Singapore è una delle più dinamiche e vivaci del Sud-est asiatico e il cardinale William Goh ne è il pastore.

Nato il 25 giugno 1957, William Goh Seng Chye è cresciuto in una modesta famiglia cattolica. Ha scoperto presto la sua vocazione e si è formato presso il College General di Penang e il Seminario Maggiore di San Francesco Saverio a Singapore. È stato ordinato sacerdote il 1° maggio 1985 dall'arcivescovo Gregory Yong. Ha iniziato il suo ministero pastorale servendo fedelmente nelle parrocchie, dove la sua sincerità e la sua cura pastorale hanno lasciato una profonda impressione sui fedeli. Ha poi perfezionato i suoi studi a Roma, dove ha conseguito la licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino (Angelicum). Al suo ritorno, è stato docente in seminario, direttore spirituale e infine rettore. La sua predicazione chiara e la sua leadership, l’hanno portato al ruolo di vicario generale dell'arcidiocesi.

La nomina ad arcivescovo di Singapore è arrivata il 29 maggio 2013, quando papa Francesco lo ha scelto come successore dell'arcivescovo Nicholas Chia. Con il motto tratto dal Vangelo di Giovanni “Ut Vivant” - “Affinché abbiano la vita” - ha indicato la sua priorità pastorale: costruire una Chiesa pienamente viva in Cristo.

Come arcivescovo, ha chiamato i cattolici non solo alla santità personale, ma anche a evangelizzare con coraggio nella società, nei luoghi di lavoro e nelle famiglie. La sua elevazione al Collegio cardinalizio il 27 agosto 2022 è stata un momento storico per la Chiesa di Singapore e per l'Asia. Con questa nomina, il Papa ha affermato non solo la sua leadership, ma anche la crescente importanza del Continente nella vita della Chiesa universale.

Al Sinodo sulla sinodalità del 2023 a Roma, il cardinale Goh si è distinto come una voce forte della Chiesa in Asia. Ha esortato la Chiesa globale a rinnovarsi attraverso un ascolto più profondo, il discernimento e il coinvolgimento dei laici, soprattutto in contesti urbanizzati come Singapore, dove i sacerdoti spesso prestano servizio in ambienti molto impegnativi. Prendendo spunto dal suo contesto, ha evidenziato la stanchezza spirituale che spesso affligge le società solo apparentemente di successo.

Ha parlato della necessità di non limitarsi alle menti, ma anche ai cuori, di creare spazi in cui misericordia e verità si incontrino e in cui le persone si sentano accolte e comprese. Le sue parole hanno rispecchiato l'equilibrio che da tempo modella: la fedeltà dottrinale abbinata alla tenerezza pastorale.

Nel 2021 ha guidato la Chiesa di Singapore in una tappa importante: la celebrazione del bicentenario della presenza della fede cattolica nel Paese. Il percorso Catholic200SG, come è stato chiamato, ha segnato i 200 anni dall'arrivo dei missionari cattolici nel 1821. Ma il cardinale Goh è stato chiaro sul fatto che non doveva essere solo una commemorazione nostalgica. Al contrario, ha presentato la celebrazione come un momento di rinnovamento spirituale e di rilancio missionario.

Attraverso raduni, novene online, eventi parrocchiali e mostre, la comunità cattolica locale si è rianimata: ha chiamato i fedeli a essere discepoli missionari, non solo cattolici della domenica. “È giunto il momento per i cattolici di Singapore di alzarsi, andare avanti e testimoniare con coraggio”, ha dichiarato durante la Messa di chiusura.

Uno dei tratti distintivi dell'episcopato del cardinale Goh è il suo impegno per l'armonia interreligiosa. A Singapore, dove diverse religioni coesistono all'interno di un tessuto sociale delicato, egli è emerso come una voce fidata e rispettosa della Chiesa cattolica. È un membro attivo dell'Organizzazione interreligiosa di Singapore e ha coltivato relazioni calorose con i leader di altre fedi: buddhisti, musulmani, indù e taoisti.

Crede che il dialogo religioso debba essere radicato nell'autenticità e nell'umiltà. Parla spesso della sacralità della famiglia, dell'importanza della formazione morale e della responsabilità condivisa da tutte le religioni di costruire una società compassionevole e giusta. Il suo approccio - fermo nei principi, ma mai antagonista - gli è valso un profondo rispetto sia all'interno sia fuori dalla Chiesa.

Sotto la sua guida, l'arcidiocesi di Singapore ha portato avanti la sua missione in modo silenzioso ma costante. È in corso di attuazione una pastorale rinnovata, con una forte attenzione alla formazione dei giovani, alla sensibilizzazione verso l’impegno dei cattolici nella società, all'evangelizzazione digitale e alla formazione del clero. Le sue omelie spesso sfidano i credenti ad abbracciare pienamente il Vangelo, resistendo alla mediocrità e all'autocompiacimento spirituale. Sottolinea la necessità di autenticità, ricordando ai cattolici che l'evangelizzazione non inizia con le parole, ma con le vite che irradiano Cristo.

È il pastore di una Chiesa che anche in Asia fa i conti con nuove domande sulla secolarizzazione, l'intelligenza artificiale, la bioetica, il declino della fede. Con lui, Singapore non ha guadagnato solo un cardinale, ma un pastore che unisce la fede della tradizione alle urgenze di oggi, incarnando le parole del suo motto: affinché abbiano la vita.

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