Bangkok: resa delle “camicie rosse”. Morto un reporter italiano

Offensiva finale contro i manifestanti anti-governativi. Il bilancio degli scontri di oggi è di cinque morti e dozzine di feriti. Catturati alcuni leader della rivolta. Thaksin: il risentimento potrebbe trasformare la rivolta in “guerriglia” permanente.

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) – È di cinque morti, fra cui un fotoreporter italiano, e dozzine di feriti il bilancio delle vittime dell’assalto finale lanciato dall’esercito thai contro la roccaforte dei ribelli anti-governativi. I militari sono autorizzati a “sparare a vista” contro chiunque cerchi di appiccare il fuoco o compia saccheggi. I leader delle “camicie rosse” hanno annunciato la resa alle autorità. Alcun capi della rivolta sono stati fermati; l’esercito ha riconquistato il controllo dell’area occupata.

 

Questa mattina i militari, a bordo di veicoli blindati, hanno iniziato l’assalto alla roccaforte delle “camicie rosse” – il movimento di opposizione United Front for Democracy against Dictatorship (UDD), vicino all’ex premier Thaksin Shinawatra – asserragliate da settimane nel distretto commerciale della capitale. È il sesto giorno di scontri violenti fra esercito e manifestanti, che ha causato sinora almeno 43 morti e centinaia di feriti. Un soldato, citato dall’Associated Press, definiva la giornata di oggi il “D-Day”.

 

Fra le cinque vittime vi è anche il fotoreporter italiano Fabio Polenghi, di 45 anni, colpito al torace e all’addome dai proiettili esplosi negli scontri fra esercito e manifestanti. Egli è arrivato in ospedale “già cadavere”. Un collega olandese, Michel Maas, che lavora per una televisione pubblica con base a Jakarta, è stato ferito ad una spalla da un proiettile, ma non è in pericolo di vita.

 

Il governo thai afferma che le operazioni di sicurezza continueranno per tutta la giornata. L’esecutivo conferma di essere disponibile al dialogo, ma solo se i manifestanti abbandoneranno le strade. Tuttavia, i leader delle “camicie rosse” hanno offerto la resa e molti dei capi sono fuggiti, altri sono stati catturati dai reparti dell’esercito. La protesta degli anti-governativi, iniziata nel marzo scorso, pare destinata a concludersi lasciando alle spalle circa 70 morti e 1700 feriti.  

 

Nel frattempo l’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra ha avvertito il governo che una “prova di forza militare potrebbe alimentare il risentimento”, trasformando i manifestanti “in una guerriglia” permanente. Il multimiliardario thai, considerato l’artefice e il vero leader della rivolta dei “rossi” contro il governo, è intervenuto via telefono da una località sconosciuta.

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