Cala l'export di riso: Bangkok in difficoltà

Le esportazioni sono passate da oltre 11 milioni di tonnellate a 5,7 milioni in due anni. Le cause risiedono in politiche economiche fallimentari rispetto ai rivali della regione e crescenti costi di trasporto. Gli istituti di credito internazionali avvertono sul peso crescente dei cambiamenti climatici sull'agricoltura.

di Stefano Vecchia

Bangkok (AsiaNews) - Da regina dell'export di riso a vigilata speciale: è quello che è capitato alla Thailandia in un momento in cui tutta l'Asia si interroga sull’approvvigionamento alimentare a causa del conflitto in Ucraina, anche se le difficoltà del settore risicolo thailandese risalgono in realtà al 2012 e sono state causate da una serie di elementi, tra cui contingenze internazionali, una persistente crisi politica interna e la concessione di sussidi insostenibili.

Le politiche economiche sostenute finora si sono rivelate fallimentari: la produttività per ettaro è stata modesta rispetto a quella dei Paesi vicini (per alcune varietà fino al 50% in meno), mentre i costi di stoccaggio elevati e prezzi di 100-150 dollari superiori rispetto a quelli dei rivali hanno impedito all’export thailandese di decollare, lasciando il primato a India e Vietnam, che hanno attuato politiche più aggressive e coerenti.

In un contesto mondiale di abbondanza di prodotto e di prezzi in riduzione, la Thailandia ha reagito costringendo i produttori a ridurre i raccolti per evitare un accumulo di prodotto invenduto, con inevitabili conseguenze sociali. La contrazione dell’esportazione risicola è stata particolarmente pesante negli ultimi anni, passando da 11,2 milioni di tonnellate nel 2018 (su quasi 21 milioni di tonnellate prodotte) a 5,7 milioni nel 2020 (su meno di 18 milioni di tonnellate prodotte), con una zavorra supplementare legata alla moneta locale, il baht, che ha perso valore rispetto alle valute regionali e internazionali a seguito delle minori entrate in diversi settori, tra cui il turismo.

I rivali sono inoltre stati favoriti dalla vicinanza ai principali mercati continentali, mentre l’export thailandese del riso è segnato da crescenti costi di trasporto a causa della richiesta di varietà pregiate in mercati più lontani.

Un ulteriore fattore che già ora influenza le politiche produttive di molte nazioni e a cui la Thailandia non sfugge, è la minaccia ambientale: secondo il Global Climate Risk Index 2021 il Paese è tra i primi 10 più colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici. L’allerta lanciata da più parti, e di recente anche dall’Asian Development Bank e dalla Banca mondiale sulla persistenza di fenomeni atmosferici avversi, chiama Bangkok a scelte non semplici che richiedono di calibrare produzione, qualità e redditività del suo riso in un mercato in evoluzione.

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