Crisi demografica a Bangkok: il lato oscuro del Paese del sorriso

Secondo le stime la popolazione thailandese raggiungerà il picco nel 2029 per poi cominciare rapidamente a diminuire. Il tasso di natalità è sceso a 1,3 figli per donna e gli anziani sono già il 22,9% degli abitanti senza un sistema di welfare adeguato.

di Stefano Vecchia

Bangkok (AsiaNews) – A poche settimane ormai dal voto del 14 maggio - che presenta molte incognite ma deve anche aprire a possibilità di uscita da una crisi figlia non solo della pandemia da Covid-19 - la Thailandia conta la sua popolazione e soprattutto i limiti della sua dinamica demografica.

Oggi al 22mo posto tra i Paesi del mondo con 66,09 milioni di abitanti al 31 dicembre 2022, è previsto che la sua curva raggiunga il picco nel 2029 arrivando a quota 70,38 milioni. Ma secondo le stime dell’Onu la discesa successiva potrebbe portare il “Paese del sorriso” a tornare già nel 2050 a quota 65,94 milioni di abitanti per poi scendere a 46,02 milioni entro la fine del secolo. Questo - ovviamente - se non interverranno altri fattori e se continuerà la politica di sostanziale esclusione dalla società thailandese dei milioni di immigrati provenienti dai Paesi vicini che qui lavorano: 984mila quelli registrati, ma molti di più quelli realmente presenti.

La crisi demografica thailandese viaggia su due linee. La prima è quella di una ridotta fertilità: oggi la media è di 1,3 figli per donna in età procreativa. Di pari passo con questo va il costante invecchiamento della popolazione. Fattori entrambi influenzati, più che dall’accesso a nuovi stili di vita, da migliori condizioni sanitarie, abitative e alimentari, da maggiore individualismo e da una maggiore indipendenza della donna.

Con un netto incremento nella speranza di vita, oggi a 77,7 anni, si è alzata sensibilmente l’età media della popolazione, oggi a 38,8 anni. E la percentuale di anziani sul totale della popolazione, che nel 2020 era di 20,3 oggi è già salita al 22,9; all’inverso, la quota dei bambini e ragazzi da 0 a 14 anni è passata dal 16,0% al 15,2%.

In questo contesto il sistema di welfare governativo non è solo selettivo, ma anche carente. Solo il 32,6% della popolazione attiva può contare su una qualche forma di rendita pensionistica, mentre l’83% degli ultra-65enni continua a dipendere da qualche forma di attività lavorativa per sostenere le proprie necessità e a volte anche quelle di figli e nipoti.

Per tutte queste ragioni la questione demografica in Thailandia è sempre più dibattuta sui mass media e nei social network sia in termini di identità nazionale, sia in quelli di sostegno alle nascite e di supporto alle fasce più anziane della popolazione. Anche la politica – spesso distratta sul piano delle strategie a lungo termine – non può mancare di tenerne conto nelle proposte agli elettori, anche se nessuno dei partiti l’ha inserita finora tra le priorità.

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