Bangkok (AsiaNews) – Per ridare speranza ai sopravvissuti dello tsunami “è necessaria la premessa chiave del rispetto degli altri, senza distinzioni di cultura, religione o razza, basandosi solo sulla dignità umana, fondamento di solidarietà e pace. Solo così le opere create saranno durature”.
Lo dice ad AsiaNews mons. Joseph Prathan Sridarunsil, vescovo della diocesi di Surat Thani e presidente della Fondazione cattolica locale, che ha guidato i progetti di ricostruzione post tsunami nell’area.
A due anni dal devastante maremoto che ha colpito il Paese, la Chiesa thai può enumerare un buon numero di progetti portati a conclusione. Questo è stato possibile “solo grazie alla collaborazione ad ogni livello, che rende possibile a chi lavora insieme di portare a termine il proprio compito sotto l’amore e la compassione divina”.
L’aiuto della Chiesa “non si è concentrato solo sulle questioni materiali: la cosa più importante per noi è stata ed è tuttora il condividere l’amore e la compassione di Cristo tramite il dialogo ed il rispetto culturale e religioso”.
Fra i progetti conclusi dalla Fondazione vi sono l’assistenza finanziaria ad anziani e disabili; il rientro alla normalità economica dei pescatori, con la fornitura di nuove barche, oggetti per la pesca e riparazione dei danni alle imbarcazioni; l’assistenza psico-sociale alle famiglie colpite dallo tsunami tramite visite regolari, consulenze ed attività interne alle comunità; assistenza sanitaria, grazie all’opera congiunta dell’Ospedale di S. Luisa e quello camilliano, che hanno creato una clinica mobile ed infine istruzione e sviluppo, anche edilizio, delle zone colpite.
Il vescovo spiega che tutto questo è stato fatto “grazie all’aiuto dei donatori internazionali ed interni: l’unico progetto che deve essere ancora completato, con l’aiuto della Caritas internazionale, è il Centro socio-pastorale di Takuapa. Qui, grazie al contributo di una diocesi umbra, sarà costruita una cappella dedicata a Nostra Signora delle Grazie”.
Per p. Suwat Luengsa-ard, direttore del Centro, i problemi qui “sono molti: in particolare, portare avanti un lavoro pastorale che comprenda identità culturali, razziali e religiose differenti”. Nella zona, infatti, “dobbiamo affrontare alcuni preconcetti, come quello dell’aiuto dato in cambio della conversione. Noi abbiamo più volte spiegato che questa non è la nostra logica, ma i residenti hanno davanti l’esempio di alcuni gruppi che operano in questo modo e rendono vane le nostre spiegazioni”.
Nid Pramongkit, capo villaggio, ha parlato a favore della Chiesa cattolica: “Ho garantito personalmente a tutti gli abitanti che l’aiuto dei cattolici è disinteressato e li ho spinti a farne uso ma anche ad aiutarli nel loro lavoro”.
La Fondazione cattolica può vantare anche il varo di un progetto, co-sponsorizzato dalla diocesi irlandese di Meath, “pensato per dare una nuova speranza ai giovani sopravvissuti: il Centro per la formazione professionale dei giovani presso la chiesa di S. Agnese”.
Il padre stimmatino Philip Pornchai Techapitaktham, direttore del Centro, dice: “Le vittime, in questa zona, sono state numerosissime. Per i sopravvissuti, abbiamo pensato di creare 4 corsi di formazione professionale che possano aiutarli a ricostruirsi una vita. I corsi sono aperti a tutti, senza alcuna distinzione”.
Il Centro è stato inaugurato dall’arcivescovo Salvatore Pennacchio, Nunzio apostolico in Thailandia, e dall’arcivescovo di Meath, mons. Michael Smith: ora è già in funzione.
La diocesi di Surat Thani comprende 14 province meridionali del Paese, fra cui Stun, Pattani, Narathiwat e Yala. La popolazione totale è di quasi 9 milioni di persone: di queste, 7.400 sono cattoliche.
Lo tsunami del 26 dicembre 2004 ha interessato la maggior parte delle coste dell’Oceano Indiano.
Il numero totale di vittime accertate si aggira intorno a 226 mila, ma decine di migliaia di persone sono ancora date per disperse, mentre gli sfollati sarebbero tra i tre ed i cinque milioni.










