Il Global Summit of Women a Bangkok e la condizione delle donne thailandesi

Delegate da 60 Paesi nella capitale thailandese in un appuntamento che mira a essere un apripista per la ripresa del turismo congressuale. Il primo ministro Prayut rivendica i dati sulle pari opportunità in un Paese dove il 40% degli amministratori delegati sono donne. Ma dietro ai numeri restano tante contraddizioni che assumono anche volti tragici come la violenza domestica e lo sfruttamento sessuale.

di Stefano Vecchia

Bangkok (AsiaNews) - Un migliaio di partecipanti provenienti da 60 Paesi sono attesi in queste ore a Bangkok per l’avvio del Global Summit of Women che si terrà nella capitale thailandese dal 23 al 25 giugno. Un evento annuale che per il 2022 ha come tema "Donne: creare opportunità nella nuova realtà".

Il governo thailandese ha accolto favorevolmente l'iniziativa, sia per la sua risonanza internazionale, sia come apripista a una ripresa del turismo, essenziale per il Paese e, più nello specifico del suo ambito congressuale. Se il primo ministro Prayut Chan-ocha ha evidenziato i benefici economici immediati (calcolati nell’equivalente di 2,2 milioni di euro), il suo portavoce, Thanakorn Wangboonkongchanaha sottolineato come quello che sarà l’evento internazionale di maggiore risonanza a tenersi in presenza con sede a Bangkok dall’inizio della pandemia sarà anche una vetrina delle potenzialità del Paese, a partire dalle capacità organizzative fino alla sostenibilità ambientale.

In vista del Summit, di cui inaugurerà i lavori, l’ex generale Prayut - a capo di un governo civile controllato dai militari seguito al golpe del maggio 2014 - ha sottolineato come questa sia anche l’occasione per mostrare il sostegno del Paese a un ruolo maggiore delle donne sul piano economico, sia regionale, sia globale. Il Paese del sorriso sulla carta appare tra i più aperti alla partecipazione femminile e alla parità sul piano delle opportunità. Ad esempio si trova ai vertici del Women Economic Global Gender Gap Index for Economic Participation and Opportunity, con il 40% di donne tra gli amministratori delegati delle aziende thailandesi e il 34% nel ruolo di responsabili finanziari. Inoltre, le donne, che già nel 1932 avevano ottenuto diritto di voto, costituiscono oggi il 47 per cento della forza-lavoro, segnando il record nell’area Asia-Pacifico. Posti non sempre qualificati rispetto ai titoli di studio, considerato che tra quanti accedono all’istruzione post-secondaria il rapporto è di 1,41 donne per ogni uomo thailandese.

Dati lusinghieri che segnalano grandi potenzialità per il Paese, ma che non cancellano comunque le disparità esistenti tra aree geografiche e ambiti sociali, tra una legislazione evoluta e una prassi che tende ancora a valutare la donna solo in funzione della controparte maschile. Ambiti di sfruttamento e sottomissione irrisolti vanno dalla violenza domestica al mancato riconoscimento della responsabilità dell’uomo rispetto a rapporti non ufficializzati e ai figli che ne sono frutto, fino al vero e proprio sfruttamento sessuale e alla discriminazione verso le donne immigrate.

Il contributo positivo dalle donne è stato riconosciuto, più recentemente, dalla Costituzione in vigore dal 2017 e dal Gender Equality Act del 2015, fino alla Women Development Strategy promossa per gli anni dal 2017 al 2021 dal ministero per lo Sviluppo sociale e la Sicurezza umana. Tuttavia, sottolinea UN Women. Asia-Pacific, “nonostante le donne thailandesi abbiano ruoli esecutivi nei settori pubblici e privati, sono generalmente sotto-rappresentate, soprattutto nel Parlamento, nel governo, nella magistratura e nell’amministrazione, sia a livello nazionale, sia locale”.

Inoltre, prosegue l’organizzazione, “nelle aree rurali, molte donne subiscono le conseguenze di povertà, discriminazione e sfruttamento. Sono perlopiù impegnate in impieghi insicuri e vulnerabili nel settore informale, inclusa l’agricoltura, come impiego autonomo e di sostegno alla famiglia, con soltanto una ristretta minoranza in posizioni di responsabilità”. Infine, a sollecitare una migliore e più diffusa partecipazione della donna è la constatazione che “la Thailandia ha raggiunto il livello di Paese a reddito medio-alto, dove restano però questioni rispetto all’uguaglianza di genere e alla piena partecipazione, soprattutto per certi gruppi e certe aree geografiche, incluse le donne delle minoranze etniche, quelle migranti e le donne delle province prossime al confine meridionale dove un conflitto armato ha ostacolato lo sviluppo umano”.

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