La crisi economica globale fa paura alla Thailandia

Oscillazioni della valuta thai, disoccupazione e prezzi di carburanti e risorse sono i fattori a rischio da tenere sotto controllo. Analisti economici sottolineano la buona ripresa dopo le alluvioni del 2011. Il Pil segna una crescita del 4,5%, che nel 2013 potrebbe salire al 5%.

di Weena Kovidhavanij

Bangkok (AsiaNews) - Tenere sotto controllo la valuta, ridurre la disoccupazione e mantenere stabili i prezzi di carburante e risorse: sono queste le chiavi per preservare la Thailandia dalla crisi economica mondiale. Ne è convinto Kitirat Na Ranong, ministro thai della Finanza, che ammette "preoccupazione per quanto sta accadendo in Europa", soprattutto "per le possibili ripercussioni sulla nostra nazione. Anche se i Paesi della Ue hanno deciso quali strategie seguire per risolvere i loro problemi, anche la Thailandia deve correre ai ripari".

Tra maggio e giugno, il livello di disoccupazione è rimasto abbastanza alto, in parte anche per gli studenti universitari che si sono laureati, andando così a ingrossare la fascia di chi cerca un lavoro. Secondo una ricerca condotta a livello nazionale, i posti di lavoro non corrispondono alle qualifiche richieste. Per affrontare tale questione, il ministero delle Finanze ha passato la palla ai ministeri del Lavoro, dell'Industria e dell'Educazione.

Sul fronte della crescita economica, Somchai Sjjapong, direttore dell'Ufficio per le politiche fiscali della Bank of Thailand, nota che "nel primo trimestre del 2012, si è avuto una crescita di appena il 2%, dopo essere scesa a -9% nell'ultimo trimestre del 2011 a causa delle alluvioni". Per questo motivo, secondo l'analista i problemi legati a una stagione secca, i prezzi della benzina nel mercato globale e le crisi economiche dei vari Paesi "sono fattori da tenere sotto controllo, perché potrebbero avere ripercussioni sul Pil thai".

Nonostante tutto, al momento il Pil segna una crescita del 4,5%, che dovrebbe arrivare al 5% nel prossimo anno. Per sostenere questa tendenza positiva, spiega Kiriya Paopijit, economista per il sudest asiatico alla Banca mondiale, "è fondamentale che la Thailandia si concentri sulle esportazioni". Grazie a queste, aggiunge, "le entrate dovrebbero essere del 16,8% del Pil; le spese del 22,8%, con un debito pubblico del 42,1%".

 

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