Liberati quattro pescatori thai, per cinque anni prigionieri di pirati somali

Fondamentale la collaborazione tra ministero degli Affari esteri e Nazioni unite. Il gruppo: "È come tornare in vita dopo essere morti". Il Primo ministro thai: "Imprenditori del settore devono collaborare con il governo per fermare questa tratta di esseri umani".

di Weena Kowitwanij

Bangkok (AsiaNews) - Quattro pescatori thailandesi sono di nuovo liberi dopo cinque anni di prigionia nelle mani di pirati somali. Il gruppo è atterrato all'aeroporto di Suvarnnabhum il 28 febbraio scorso, dove ad accoglierlo hanno trovato familiari e autorità thai. "Questa liberazione - hanno dichiarato i pescatori - è come tornare in vita dopo essere morti".

I rapiti sono Chan-narong Nawara, Thanakorn Kaewkumkong, Kosol Duangmakerd e Ton Wiyasing, capitano della giunca da pesca FV Sea Hunter 12, abbordata dai pirati nel 2010. Dopo il sequestro, i quattro pescatori sono stati usati come cuochi dai guerriglieri somali.

La loro liberazione è frutto di sette intensi mesi di collaborazione tra il ministero thai per gli Affari esteri, l'ambasciata thai in Kenya e le Nazioni Unite.

Il capitano Ton Wiyasing ha ringraziato il popolo thai e il Ministero per aver reso possibile la loro liberazione e il loro ritorno a casa. Sulla sua giunca erano impiegati 24 pescatori. "Solo in cinque - ha spiegato Ton - eravamo thailandesi, ma uno è morto poco dopo la cattura per malattia. Più avanti, 15 sono stati liberati, e siamo rimasti solo noi quattro. Per il primo anno abbiamo vissuto in una cella a bordo della nave dei pirati. Quando l'imbarcazione è affondata, siamo stati portati in Somalia, dove avevamo il compito di cucinare per i pirati".

"La vita in Somalia - ha dichiarato l'uomo - è molto dura e i pirati si spostano in continuazione per paura di essere presi. Non conoscevamo il nostro destino. Le possibilità di essere al sicuro o di morire da un momento all'altro erano le stesse. Ogni volta che un pirata ci veniva a svegliare, dovevamo correre e cucinare, in qualunque condizione fossimo".

Il giorno del loro ritorno in Thailandia, i pescatori hanno avuto un colloquio di un'ora con il Primo ministro Prayut Chan-ocha, prima di essere visitati e tornare a casa. Dopo l'incontro, il premier ha rilasciato una dichiarazione agli imprenditori che lavorano nel settore della pesca, invitandoli a "riflettere sulla sicurezza dei pescatori e a registrare le vostre navi con il profilo di ciascun membro dell'equipaggio, per aiutare a fermare il problema della tratta di persone".

"Se non collaborerete con il governo - ha aggiunto - il fenomeno non si fermerà. Come possiamo essere felici se nostri concittadini vivono momenti duri in altre terre? I quattro pescatori hanno chiesto ai loro nipotini se si ricordavano di loro, e la risposta dei piccoli è stata 'no'. Mi sento ferito per loro a sapere questo".

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