Thailandia, mons. Prathan Sridarunsil risponde alle accuse di conversione forzata

Thailandia, mons. Prathan Sridarunsil risponde alle accuse di conversione forzata

di Weena Kowitwanij

Bangkok (AsiaNews) - Alcuni giornali thailandesi l'11 e il 12 ottobre hanno scritto in prima pagina che i cristiani "convincono i Morgan (nomadi del mare delle Andamane, che non hanno diritti sulle terre, ndr) a convertirsi in cambio di case nuove".

La notizia ha sconcertato tutti i cattolici che ogni giorno operano per aiutare le vittime dello tsunami senza nessuna intenzione di convertire in maniera forzata.

Per chiarire la situazione, è intervenuto mons. Joseph Prathan Sridarunsil, vescovo di Surat Thani, e presidente dell'omonima fondazione che organizza gli aiuti per le vittime dello tsunami per conto della Conferenza episcopale della Thailandia. "Le organizzazioni cattoliche – si legge in un'intervista rilasciata a giornali cattolici – operano seguendo 4 regole: una riguarda l'ispirazione, una la politica, un'altra la procedura e l'ultima i destinatari delle vittime".

"Per quello che riguarda l'ispirazione, imitiamo Gesù Cristo che ci ha amato senza aspettarsi nulla in cambio. Aiutiamo le vittime dello tsunami seguendo questo precetto: "Ama il signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, e ama il prossimo tuo come te stesso" (Lc 10;27)".

"Essere uniti nel lavoro è invece la nostra politica. Lavoriamo a nome della Conferenza episcopale thailandes,  presieduta dal card. Michael Michai Kitbunchu. Preti, suore, religiosi e semplici volontari lavorano uniti come un unico corpo".

"La nostra procedura è la seguente: prima vengono gli aiuti di emergenza, come distribuzione di cibo, vestiti, medicine o altri beni di prima necessità; poi forniamo ripari e attrezzature da lavoro, come barche, reti da pesca o negozi dove lavorare; quindi sviluppo della vita quotidiana e rafforzamento della comunità destinando fondi all'educazione è la terza fase".

"Riguardo ai destinatari dei nostri aiuti, assistiamo tutti quelli che hanno bisogno, senza distinzioni di razza, religione o cultura. Mentre però facciamo tutto questo, riconosciamo che la fede è un dono di Dio, ed è impossibile comprarlo o scambiarlo con beni materiali e con la filantropia".

"Dato che ci sono molte organizzazioni governative e non governative - continua il presule - noi ci concentriamo su chi è più povero, su tutte le persone che non hanno ottenuto aiuti. Sono passati 10 mesi dallo tsunami e molte organizzazioni hanno terminato le loro missioni. Noi invece siamo ancora qui perché la gente ha bisogno del nostro aiuto e della nostra amicizia e sincerità. Noi cattolici siamo benvenuti da buddisti e musulmani, e anche dai Morgan dato che li rispettiamo e li amiamo senza interferire nella loro vita o cultura".

Anche padre Suwat Luangsa-ard, direttore del centro aiuti Phang-nga, ha rilasciato una dichiarazione. "Ci ricordiamo sempre quello che ci ha detto mons. Salvatore Pennacchio, nunzio apostolico, durante la sua visita di settembre: "Dobbiamo aiutare e concedere fondi a tutte le vittime basandoci sull'amore e la solidarietà fra i cattolici e i fedeli di altre religioni. Questa è la ragione grazie alla quale possiamo lavorare mano nella mano con buddisti e musulmani".

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