Violenze nel sud, un gruppo d’aiuto per i parenti delle vittime

L’Areca Nut Group si prefigge di “curare le ferite del cuore” di chi ha perso i propri cari “senza motivo”. La leader del gruppo spiega: “Solo aiutando chi soffre a non coltivare odio e vendetta, possiamo sperare un giorno nella pace”.

di Weena Kowitwanij

Bangkok (AsiaNews) - Tentare di fermare le violenze nel sud della Thailandia attraverso la solidarietà tra gli stessi familiari delle vittime. È l’obiettivo dell’Areca Nut Group, giovane associazione nata nel 2004 e che di anno in anno registra sempre più adesioni tra i parenti di chi, in questa tormentata zona del Paese, ha perso la vita “senza una ragione”. Si muore così nelle province meridionali della Thailandia, da 3 anni scosse dalle violenze tra presunti “ribelli” ed esercito.

Lo racconta la stessa leader e fondatrice del gruppo, la signorina Pau, 28 anni. Suo padre, un capo villaggio, è stato ucciso nel 2004 con colpi d’arma da fuoco senza un motivo; stessa sorte quella spettata ai suoi 3 fratelli maggiori, mentre lavoravano in una piantagione di gomma. Uniche sopravvissute della sua famiglia: lei, la madre e altre 3 fratelli più piccoli.

“L’idea dell’Areca Nut Group – racconta la Pau in un’intervista televisiva sulla tv di Stato Channel 7 – nasce in seguito alla mia visita ad una vedova, rimasta sola con i figli; i bambini avevano sulla testa visibili ferite della violenza subita”. “ In quel momento ho pensato che i giovani sono il futuro di una comunità e non c’è speranza di pace se non ci si occupa di loro: sanando i traumi ed educandoli al rispetto”.

Pau, così si fa chiamare la giovane donna, denuncia: “La situazione nel sud è sempre più pericolosa, possono venire a bussare alla tua porta a tarda notte e ucciderti, tutti abbiamo paura”. Partito con 4 membri, il gruppo ora ne conta 14. Tra di loro vi è anche la signorina Bee, 21 anni, che racconta: “Avevano ucciso mio padre all’improvviso, ero così depressa, per mantenere la mia famiglia non potevo continuare a studiare e cercavo vendetta. Ma Pau mi ha invitato ad unirmi all’Areca Nut, dove ho conosciuto molti amici e ho capito che non ero solo io a soffrire per una perdita così grande”.

La leader del gruppo spiega che per ora i loro progetti prevedono di “curare le ferite del cuore attraverso l’espressione artistica: ad esempio disegnando o dipingendo”. “Abbiamo già circa 54 disegni – spiega - e stiamo contattando varie scuole nelle province meridionali per organizzare incontri in cui alcuni dei nostri membri andranno a raccontare, partendo dai loro quadri, la loro esperienza”. L’idea è quella di sensibilizzare gli studenti e “instillare in loro il desiderio della pace e della solidarietà tra connazionali, piuttosto che l’odio”.

 

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