Le icone russe contro l'alcolismo

L’immagine della Madre di Dio Neupivaemaja Čaša, il “Calice Inesauribile” che offre il Cristo come “bevanda di salvezza”, viene sempre più invocata dagli ortodossi russi per chiedere la liberazione dalle dipendenze dall’alcolismo e dalle droghe. Insieme a 80 "santi della sobrietà" scelti tra i “nuovi martiri” del secolo scorso.

di Vladimir Rozanskij

Mosca (AsiaNews) - I fedeli ortodossi russi si dedicano sempre più alle invocazioni rivolte all’immagine della Madre di Dio Neupivaemaja Čaša, il “Calice Inesauribile” che offre il Cristo come “bevanda di salvezza”, con preghiere di liberazione dalle dipendenze dall’alcolismo e dalle droghe. Ad essa si associa un soggetto mariano aggiunto di recente all’iconografia liturgica, con la rappresentazione dei “Santi protettori della sobrietà”, 80 immagini di santi che fanno da corona alla “Madonna del Calice”, la cui festa viene celebrata dalla Chiesa russa il 18 maggio.

Di questo ha parlato in un’intervista a Ria Novosti il direttore del servizio di aiuto agli alcolizzati del patriarcato di Mosca, Valerij Doronkin, affermando che l’icona del Calice Inesauribile è una delle più diffuse in Russia, viene esposta in tutte le chiese e appesa all’angolo della preghiera nelle case, poiché “l’ubriachezza è una nostra grande malattia, soprattutto negli ultimi tempi”. L’icona viene usata nelle famiglie e mostrata ai membri più fragili per questa brutta abitudine, anche solo come immaginetta da portare con sé.

Gli 80 santi della sobrietà, spiega Doronkin, fanno parte della categoria dei “nuovi martiri” del secolo scorso, quando pure la dipendenza dagli alcolici era molto diffusa, e tutti hanno aiutato le persone a liberarsene. Tra di essi spicca il metropolita Vladimir (Bogojavlenskij), che aveva guidato un grande movimento per la sobrietà agli inizi del ‘900, prima della rivoluzione bolscevica, quando molte associazioni s’impegnavano per risolvere questo problema sociale, coinvolgendo milioni di cittadini dell’impero zarista. Molti altri vescovi e sacerdoti partecipavano a questa impresa, proponendo a tutti di “fare il voto di sobrietà” come impegno religioso per tutta la vita, in analogia alle promesse di castità, povertà e obbedienza. La maggior parte di essi ha poi dovuto subire le persecuzioni del regime ateista bolscevico, entrando quindi nella schiera dei nuovi martiri.

Un altro richiamo analogo è venuto dal vescovo ausiliare dell’arcidiocesi patriarcale di Mosca, Siluan (Bjurov), titolare della sede di Pavlovo-Posadskij nella periferia della capitale, dove hanno sede diversi grandi cimiteri. Si ammonisce al popolo dei fedeli che “portare al cimitero gli alcolici e le sigarette è una chiara distorsione della tradizione ortodossa, e si collega piuttosto a tradizioni pagane pre-cristiane, quando si offrivano sacrifici agli dei pagani”, come spiega il vescovo Siluan.

La visita ai cimiteri è caratteristica del periodo successivo alla Pasqua, che gli ortodossi hanno celebrato lo scorso 12 aprile, e nella “Settimana Luminosa” dell’ottava pasquale tutti i cimiteri si sono riempiti di fedeli che andavano a portare ai loro cari defunti l’annuncio della Risurrezione. Le consuetudini in effetti si traducono in banchetti accanto alle tombe, dove spesso sono disposte panchine e tavolini, con grandi bevute di “rottura del digiuno” e trasgressioni con il fumo, altrimenti severamente vietato dai precetti della Chiesa russa, e trasformando le tristi distese cimiteriali in orge festose senza controllo.

Sulle tombe vengono quindi lasciati come segno della gioia pasquale molti confetti, dolci e panettoncini kuličy, e le uova colorate che erano state benedette la notte di Pasqua, oltre a corone di fiori e altri doni di vario genere, e spesso rimangono disperse ai lati dei monumenti funebri anche i cumuli di bottiglie vuote.

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