Papa ai pellegrini russi: siate ‘esempio di amore, fraternità, solidarietà e rispetto’

Questa mattina al Palazzo Apostolico Leone XIV ha ricevuto un gruppo di cattolici a Roma per il pellegrinaggio giubilare. L’invito ad “accendere il fuoco dell’amore” capace di riscaldare i cuori “più induriti” in un mondo insanguinato dalle guerre. Con carità e speranza dalle “rovine” si può costruire “un mondo nuovo”. L’icona della Salus Populi Romani “il segno dell’Anno Santo”.

di Dario Salvi

Città del Vaticano (AsiaNews) - “Dalle vostre famiglie, dalle vostre comunità parrocchiali e diocesane possa uscire un esempio di amore, fraternità, solidarietà e rispetto reciproco per tutte le persone tra cui vivete, lavorate e studiate. Così, infatti, si può accendere il fuoco dell’amore cristiano capace di riscaldare la freddezza dei cuori, anche i più induriti”. È il monito rivolto da papa Leone XIV ad un gruppo di pellegrini cattolici russi, ricevuti stamane in udienza nel Palazzo Apostolico in occasione del pellegrinaggio giubilare, in cui definisce la città eterna “un simbolo dell’esistenza umana”. Infatti, al suo interno “si intrecciano ‘rovine’ delle esperienze passate, angosce, incertezze e inquietudini, insieme con la fede che cresce ogni giorno e diventa operosa nella carità, e con la speranza che non delude e ci incoraggia perché anche sulle rovine, nonostante il peccato e le inimicizie, il Signore - avverte il pontefice - può costruire il mondo nuovo e la vita rinnovata”. In quest’ottica basiliche, chiese, monasteri diventano “segni tangibili della fede viva, radicata nei cuori delle persone, capace di trasformare le coscienze e motivare al bene”. 

Parole di speranza, di amore, di fraternità e solidarietà quelle rivolte da papa Leone ai pellegrini russi, che esortano a “trasformare le coscienze”, a “motivare al bene”, ad impegnarsi perché “sulle rovine” si può “costruire il mondo nuovo”. Il pontefice non evoca direttamente il conflitto che il Cremlino ha lanciato ormai oltre tre anni fa contro l’Ucraina, anche se le sue parole risuonano come un invito alla pace, ad operare per il bene, a riscoprire i “segni tangibili della fede viva” che è fonte di trasformazione. Fra i segni vi sono anche “gli edifici sacri di Roma” i quali “evocano la realtà spirituale: che attraverso il sacramento del Battesimo anche noi veniamo ‘impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo’ (1 Pt 2,5)”. Richiami quantomai attuali, mentre la diplomazia è al lavoro per un nuovo incontro fra il presidente russo Vladimir Putin e l’omologo statunitense Donald Trump dopo le oltre due ore di telefonata di ieri. Un summit la cui data è ancora incerta, mentre la sede sarà Budapest, capitale dell’Ungheria, dopo quello in Alaska del 15 agosto scorso ma che non è servito a congelare la guerra di Mosca a Kiev. 

Tornando all’incontro coi pellegrini russi, il pontefice ricorda le “migliaia di persone in cammino” per “attraversare la Porta Santa, sostare presso le tombe degli Apostoli e dei Martiri e riempire i cuori di speranza lungo i numerosi sentieri di fede che attraversano Roma”. “La vostra presenza - prosegue - si inserisce nel cammino di tante generazioni che hanno voluto visitare questi luoghi, dove batte il cuore dell’anima cristiana, dove si intrecciano le vicende della fede”. “Ognuno di noi è una pietra viva nell’edificio della Chiesa” ha sottolineato rivolgendosi ai pellegrini russi, ricordando che “è passato quasi un anno da quando papa Francesco ha benedetto l’icona della Salus Populi Romani e l’ha donata alla vostra Chiesa locale”. Un dono, ricorda, che è diventato “il segno dell’Anno Santo”.

“La peregrinazione di questa Icona nelle diocesi cattoliche della Russia - ha auspicato Leone XIV - sia motivo di conforto per voi, per le vostre famiglie, in particolare per le persone malate e sofferenti. Sia anche un invito a trarre speranza dall’incontro con Dio attraverso la preghiera, la lettura della Sacra Scrittura, l’aiuto ai bisognosi e le parole di consolazione. La Beata Vergine Maria, Madre di Dio e Regina della Pace, che sempre ci precede nel pellegrinaggio della fede e della speranza, vi sostenga nel cammino della vostra vocazione e della vita cristiana!”. “Dopo questo pellegrinaggio giubilare - è l’auspicio di papa Prevost, che ha concluso esortando i presenti a recitare il Padre Nostro in russo - tornerete nella vostra terra e sarete chiamati a continuare il cammino della vita cristiana, pastori e fedeli insieme”.

La Chiesa cattolica in Russia ha una presenza minoritaria, rappresentando circa lo 0.1% - 0.6% della popolazione totale. Secondo dati recenti, si stimano circa 800mila fedeli, mentre il 90% del clero (circa 350 ecclesiastici) è straniero. Ad oggi vi sono sei circoscrizioni ecclesiastiche: le quattro diocesi latine (arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca, diocesi di San Clemente a Saratov, diocesi della Trasfigurazione a Novosibirsk, diocesi di san Giuseppe a Irkutsk) sono le più estese del mondo quanto a dimensione territoriale e si trovano due nella parte europea e due in Siberia. Le altre due sedi, una prefettura apostolica latina e un esarcato apostolico greco-cattolico, sono vacanti dagli anni Cinquanta del secolo scorso e sono rette da amministratori apostolici. Dal 2007 l’arcivescovo di Mosca è l’italiano mons. Paolo Pezzi. 

(Foto tratte dai media vaticani)

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